Le emissioni dell’IA a rischio per gli obiettivi 2030 di Big Tech

I target di riduzione delle emissioni al 2030 fissati da alcune grandi aziende tecnologiche sono a rischio a causa dell’aumento della domanda energetica causata dall’intelligenza artificiale (IA), secondo un recente rapporto.

La seconda edizione del GlobalData ESG Executive Briefing sottolinea che gli acquisti di crediti di carbonio sono in crescita e che gli obiettivi di emissioni nette zero per il 2030 sono ancora “appena raggiungibili”. Tuttavia, segnala che, sebbene la crescita delle emissioni legate all’IA abbia cominciato a rallentare, i piani di spesa in conto capitale annunciati dai colossi della tecnologia indicano che si tratta di una tendenza temporanea, con un’accelerazione nella costruzione di nuovi data center.

Di conseguenza, il rapporto afferma: “La domanda chiave per gli obiettivi climatici sarà se sarà possibile acquistare abbastanza crediti di carbonio per compensare le emissioni entro il 2030 e oltre. Nell’anno fiscale 2024, Microsoft ha incrementato notevolmente i propri acquisti di crediti di carbonio, stipulando contratti per un volume superiore alle sue emissioni totali di Scope 1, 2 e 3.”

Microsoft, insieme a Google, Meta e Apple, ha infatti stabilito l’impegno di raggiungere la neutralità carbonica lungo tutta la propria catena del valore entro il 2030. Il caso di Microsoft dimostra che è possibile l’acquisto di crediti di carbonio in grandi quantità, ma è necessario che tali crediti vengano effettivamente consegnati, e mantenere una pipeline consistente di crediti conformi agli elevati standard di acquisto di Microsoft e Google rappresenta una sfida considerevole.

Un altro strumento utilizzato dalle grandi aziende tecnologiche per far fronte agli obiettivi climatici sono gli accordi di acquisto di energia (PPA – Power Purchase Agreements). Questi contratti permettono alle imprese di finanziare progetti di energia rinnovabile in cambio dell’accesso a energia pulita, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.

Il rapporto precisa: “I PPA continueranno, con un incremento anche per i piccoli reattori modulari. La loro capacità di fornire energia costante li rende particolarmente adatti ai data center, che operano 24 ore su 24. Le grandi aziende tech hanno già sottoscritto PPA per piccoli reattori modulari, ma la maggior parte di questi impianti sarà operativa solo dal 2030 o successivamente.”

GlobalData evidenzia altresì che altre criticità per i PPA riguardano i dazi sulle apparecchiature prodotte in Cina e i ritardi nelle connessioni delle nuove centrali alle reti elettriche nazionali.

Una sfida a lungo termine: la riduzione delle emissioni Scope 3

Secondo il rapporto, la sfida più complessa per i colossi tecnologici sarà la riduzione delle emissioni di Scope 3, ovvero quelle indirette lungo tutta la catena del valore, che rappresentano la parte più significativa del loro impatto ambientale.

Il rapporto spiega: “Per comprimere le emissioni di Scope 3 sarà necessario estendere le strategie di emissioni nette zero alle aziende partner e fornitrici. Le grandi aziende tecnologiche dovranno supportare i fornitori più piccoli nella sottoscrizione di propri PPA per energia a basse emissioni di carbonio. Inoltre, i fornitori saranno sottoposti a standard di approvvigionamento energetico sempre più rigorosi, che richiederanno una riduzione delle emissioni entro soglie di intensità determinate.”

Queste dinamiche indicano che, pur facendo progressi importanti, le grandi aziende tecnologiche dovranno affrontare una complessa trasformazione strutturale per rispettare gli impegni ambientali assunti e mantenere la sostenibilità delle proprie attività in un contesto di crescente utilizzo di tecnologie ad alta intensità energetica come l’intelligenza artificiale.