Sempre più cinghiali e altre specie in città come affrontare l’emergenza

Per affrontare la problematica dell’espansione dei cinghiali, nel 2015 l’Italia ha introdotto il divieto di immissione e alimentazione di questi animali selvatici, con l’obiettivo di contenerne la diffusione incontrollata. Sono stati inoltre stabiliti limiti allo spostamento degli esemplari vivi, misura pensata per contrastare la febbre suina africana (PSA), una minaccia riconosciuta anche a livello comunitario. Dal momento che il cinghiale non è una specie protetta, viene regolarmente cacciato, con un totale di circa 250.000 abbattimenti annuali nel territorio nazionale.

Tuttavia, secondo Giuseppe Sammuri, ex presidente di Federparchi, la pratica venatoria non rappresenta uno strumento efficace per controllare la popolazione: “I cacciatori spesso non hanno interesse a ridurre sensibilmente il numero di cinghiali. Alcuni gruppi smettono di cacciare dopo aver raggiunto un determinato numero, altre squadre arrivano persino a sanzionare chi uccide femmine adulte per assicurare una riproduzione futura. Questo sistema è progettato più per mantenere la specie che per diminuirla”.

Sammuri suggerisce di intensificare gli interventi di controllo faunistico attraverso catture e abbattimenti mirati, dati recenti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) confermano che tali azioni rappresentano oggi meno di un sesto del totale necessario. “Occorrono operazioni condotte da personale specializzato. In molte aree, in particolare urbane, i cinghiali non dovrebbero essere presenti. Abbiamo gli strumenti per rimuoverli, ma spesso si incontrano resistenze di tipo ideologico” aggiunge.

Oltre ai cinghiali, sono le specie aliene invasive, introdotte dall’uomo in habitat non originari, a rappresentare la minaccia più significativa per l’ecosistema e le attività antropiche. Tra queste figurano il granchio blu, la nutria, il punteruolo rosso delle palme e il cinipide galligeno, quest’ultimo responsabile del crollo della produzione di pinoli. Secondo Sammuri, queste specie causano danni maggiori rispetto ai grandi carnivori. Limitare l’impatto di specie come la nutria, per esempio, risulta molto più complesso della convivenza con orsi o lupi.”

L’esperienza austriaca

Richard Zink, zoologo e responsabile del progetto Stadtwildtiere a Vienna, evidenzia come diverse specie selvatiche non si limitino a visitare le città, ma vi si stabiliscano in modo permanente. L’espansione urbana combinata con un’agricoltura intensiva nelle aree circostanti costringe la fauna selvatica a spostarsi verso gli ambienti urbani, che spesso offrono condizioni più favorevoli quali una pressione venatoria ridotta, inverni meno rigidi e habitat diversificati.

Le prime specie a colonizzare le città sono state le volpi, osservate già negli anni Settanta in Inghilterra. Attualmente, animali come cinghiali, lepri e conigli selvatici stanno diventando sempre più frequenti a Vienna e in molte altre città europee, dove la fauna urbana rappresenta una realtà consolidata e in crescita.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.