Nessuna prova di corruzione nelle chat di Manfredi Catella
- 27 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Le conversazioni via chat acquisite dai pubblici ministeri di Milano, inclusi gli scambi con l’ex assessore comunale all’urbanistica Giancarlo Tancredi e il direttore generale di Palazzo Marino Christian Malangone (entrambi indagati), non mostrano elementi indicativi di accordi corruttivi. Piuttosto, emergono contatti ritenuti impropri dovuti a un’eccessiva confidenza tra gli interlocutori, che si traduceva in uno scambio di informazioni e valutazioni tecniche sui progetti edilizi, nonché di soluzioni per superare le criticità, con l’analisi in alcuni casi delle potenziali conseguenze negative sia di natura tecnica che legale, senza però mai evidenziare l’esistenza di un “pactum sceleris” tra le parti.
Infine, i giudici descrivono Scandurra come un professionista di alto livello, riconosciuto a livello internazionale, che ha realmente svolto gli incarichi attribuiti ricevendone il compenso corrispondente. Questo riscontro rafforza la valutazione precedentemente espressa dal collegio giudicante Pendino-Ghezzi-Papagno.
Negli atti investigativi non sono emerse tracce di sovrafatturazioni o fatture false. Non risultano prove concrete o significative che indichino che gli incarichi di progettazione siano stati conferiti a Scandurra in virtù della sua posizione pubblica piuttosto che come libero professionista.
I giudici del riesame precisano che si potrebbero trarre conclusioni diverse qualora fosse stato accertato un patto corruttivo, ma, come detto, ciò non è emerso.
Su un altro fronte, non emerge che Catella avesse conoscenza, né avrebbe potuto o dovuto avere consapevolezza della complessa normativa che regola i conflitti di interesse in capo ai pubblici ufficiali.
Questa situazione rappresenta un duro colpo per l’indagine, anche se resta il fatto che altre tre persone coinvolte – l’ex assessore Tancredi, l’imprenditore Federico Pella e l’ex presidente della commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni – sono state liberate dalla custodia cautelare, ognuna per motivazioni diverse.
La posizione più critica, secondo la sentenza del riesame, è quella di Tancredi, su cui grava un giudizio severo che ne rileva una «elevata attitudine criminale». I giudici ritengono che lui e Marinoni abbiano alterato la funzione pubblica, parlando addirittura di un vero e proprio «mercimonio»; Tancredi avrebbe tratto benefici personali e di visibilità dal sistema illecito.
Se ci si limitasse alle motivazioni del riesame, sarebbe necessario rivedere in parte l’intero quadro investigativo, perché non risulta più chiara la distinzione tra corruttori e corrotti.
Parallelamente, la procura ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione che ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per Scandurra.