Riso parte la raccolta in Italia la più grande risaia d’Europa con terreni coltivati in aumento

Il raccolto di riso in Italia si presenta nella norma sia per qualità che per i tempi di raccolta, secondo quanto riferito dai produttori che hanno avviato la mietitura in queste settimane. L’annata ha visto un aumento del 4% della superficie nazionale destinata a questa coltivazione e, dal punto di vista climatico, non si sono riscontrati problemi significativi, fatta eccezione per qualche variazione termica nelle ultime settimane. Le valutazioni definitive delle rese arriveranno con le fasi di essiccazione e pilatura, ma dall’Ente Nazionale Risi arrivano le prime indicazioni che confermano rese accettabili.

Secondo le denunce presentate dai risicoltori durante l’estate, l’estensione complessiva delle risaie italiane è stimata a circa 235.450 ettari, segnando un aumento di 9.300 ettari rispetto all’anno precedente. In particolare, sono cresciute le semine delle varietà Lunghi A e Lunghi B, mentre le superfici dedicate ai tipi Tondi e Medi sembrano in lieve diminuzione. Questo dato conferma l’Italia come il principale produttore di riso in Europa, primato legato soprattutto all’estensione delle coltivazioni.

Il primato nazionale spetta al Piemonte, che quest’anno ha coltivato circa 117.000 ettari, soprattutto nelle province di Vercelli e Novara. Nel solo territorio di Vercelli, che ha recentemente ospitato la prima edizione del festival Risò alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, si concentra il 70% delle risaie della regione. Seguono poi le province di Novara e, in misura minore, Alessandria, Biella e Torino.

In Lombardia, la coltivazione del riso interessa più di 95.000 ettari, prevalentemente nella provincia di Pavia con circa 80.000 ettari, seguita da Milano, Lodi e Mantova. Le province di Vercelli, Novara e Pavia rappresentano da sole il 90% della risicoltura italiana, con una produzione stimata intorno a 1,4 miliardi di chili di risone all’anno.

L’impatto delle condizioni climatiche

La presidente di Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, commenta i primi riscontri delle aziende: “Possiamo affermare che la campagna è nella media degli ultimi anni sia per qualità che per l’inizio della raccolta. Al momento emergono rese accettabili, ma è ancora presto, perché il momento centrale del taglio è previsto per la prossima settimana, meteo permettendo.”

Anche la Coldiretti sottolinea come sarà necessario attendere l’evolversi delle condizioni meteorologiche nelle prossime settimane, oltre alle fasi cruciali di essiccazione e pilatura, prima di poter definire con precisione la quantità di prodotto disponibile. L’auspicio è che la crescita della superficie coltivata si traduca in un aumento della produzione complessiva.

Un anno simbolico e le sfide del settore

La campagna 2025/2026 rappresenta un momento storico per il settore risicolo, che celebra gli 80 anni del Carnaroli, la varietà di riso da risotto più rinomata a livello mondiale, e i cento anni dai primi incroci varietali avvenuti presso l’ex Stazione sperimentale di risicoltura di Vercelli. Tuttavia, questo periodo è caratterizzato anche da incertezze importanti legate ai costi di produzione e all’ingresso di riso importato senza dazi, temi di grande rilevanza per gli operatori nazionali.

Questi aspetti sono stati al centro del convegno tenutosi recentemente al Teatro Civico di Vercelli, cui hanno partecipato nove ministri e delegati dell’agricoltura di vari stati europei produttori di riso, tra cui il ministro Francesco Lollobrigida. Durante l’evento è stata annunciata la nascita di Eurice, un’alleanza europea dedicata a sostenere e sviluppare il futuro del comparto risicolo a livello continentale.



Author: Tony
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