Corea del Sud valuta un quarto rinvio: la tassa sulle plusvalenze da criptovalute potrebbe slittare al 2029

La Corea del Sud sta valutando un nuovo rinvio dell’introduzione della tassa sulle plusvalenze da criptovalute, spostando l’entrata in vigore fino al 2029 secondo fonti governative non identificate.

Contesto e motivazioni del possibile rinvio

Il ufficio presidenziale sarebbe propenso ad un rinvio per evitare che l’onere fiscale ricada in modo sproporzionato sugli utenti delle piattaforme con sede in patria, vista la difficoltà delle autorità di tracciare facilmente le operazioni effettuate su exchange basati all’estero, in particolare nei Stati Uniti.

Un funzionario ha dichiarato:

“Quasi la metà del mercato delle criptovalute è concentrata nei Stati Uniti, e l’assenza di dati fiscali statunitensi rappresenta il principale ostacolo.”

Rovesciamento di posizioni precedenti

La discussione segna un cambiamento rispetto alla posizione ufficiale di luglio, quando il vice primo ministro Koo Yun-cheol aveva indicato l’entrata in vigore della normativa a partire da gennaio 2027. Successivamente la delega è passata a Lee Hyung-il, che durante un’audizione parlamentare il 6 ottobre ha annunciato l’intenzione di raccogliere pareri da parlamentari, esperti e operatori del settore prima di fissare una nuova data.

Regole fiscali previste

Secondo la normativa attuale, i redditi netti annuali derivanti da trasferimenti o prestiti di criptovalute sarebbero soggetti a una tassazione del 20%, che sale al 22% includendo le imposte locali, dopo una detrazione di 2,5 milioni di won. Al momento il National Tax Service continua a indicare il 1º gennaio 2027 come data d’inizio ufficiale.

Problemi operativi e coordinamento internazionale

Le autorità citano come principale difficoltà l’accesso e lo scambio di dati fiscali con giurisdizioni estere: senza meccanismi consolidati di cooperazione e scambio automatico di informazioni, la capacità di monitorare transazioni effettuate su exchange internazionali rimane limitata.

Questa lacuna amministrativa potrebbe tradursi in un’applicazione selettiva della tassa, con il rischio che gli utenti degli exchange locali sopportino una quota maggiore dell’onere fiscale rispetto a chi opera su piattaforme estere non tracciabili.

Implicazioni politiche e per il mercato

Un rinvio fino al 2029 rappresenterebbe una risposta politica alla pressione del settore e dei contribuenti, ma solleverebbe interrogativi sui gettiti attesi e sulle previsioni di entrate pubbliche già incorporate nelle stime di bilancio. Sul piano politico, il governo dovrà bilanciare l’esigenza di certezza normativa con la sostenibilità delle entrate fiscali.

Per gli operatori di mercato, la prospettiva di una maggiore incertezza normativa potrebbe incidere sui volumi di scambio e sugli investimenti in infrastrutture locali: una legge posticipata riduce la certezza fiscale e rallenta iniziative che richiedono visibilità regolamentare a medio termine.

Prospettive per investitori e operatori

Gli investitori internazionali e nazionali seguiranno con attenzione l’evoluzione delle consultazioni promesse da Lee Hyung-il, poiché criteri chiari e interoperabilità informativa con altre giurisdizioni sono fattori decisivi per valutare il rischio regolamentare delle attività in criptovalute.

Una soluzione che preveda accordi internazionali sullo scambio di dati fiscali o regole di compliance armonizzate ridurrebbe il rischio di doppia imposizione o di evasione, aumentando al contempo la fiducia degli investitori nel mercato locale.

Conclusione

La possibile estensione del termine fino al 2029 evidenzia come la transizione verso una fiscalità delle criptovalute richieda non solo decisioni politiche, ma anche strutture di collaborazione internazionale e aggiornamenti amministrativi per garantire equità e applicabilità delle norme.

In sintesi

  • Un rinvio prolungato aumenta l’incertezza regolatoria, penalizzando potenzialmente gli investimenti in infrastrutture fintech locali che richiedono stabilità normativa.
  • La mancanza di accesso ai dati fiscali internazionali accentua il rischio di applicazione disomogenea della tassa, con possibili effetti negativi sui ricavi pubblici e sulla concorrenza tra exchange.
  • Per gli investitori italiani e europei, la vicenda sottolinea la necessità di monitorare la cooperazione internazionale in materia fiscale: maggiore trasparenza e accordi di scambio dati potrebbero rendere gli investimenti in cripto più prevedibili.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.