Per crescere web3 deve affidarsi a web2
- 20 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
L’adozione di Web3 continua a essere un obiettivo ambizioso per molti appassionati e organizzazioni del settore, spesso accompagnata da richieste di abbandonare completamente i sistemi Web2. Che si tratti di rendere gli strumenti Web3 simili ad applicazioni Web2 o di rinnovare i modelli di business per concentrare l’attenzione sulle infrastrutture Web3, esiste un gruppo deciso a sostituire in toto il Web2 per favorire la crescita del Web3. Tuttavia, questa visione appare poco realistica e controproducente nel breve termine, rischiando di limitare sia la diffusione sia il potenziale di Web3.
Web3 propone soluzioni per problemi economici e per attività quotidiane, ma fuori dall’ambiente specialistico resta spesso complesso e inacessibile. L’Università di Oxford ha identificato il cosiddetto “paradosso della fiducia” relativo alla blockchain: sebbene questa tecnologia prometta di eliminare le preoccupazioni sulla fiducia, l’immagine pubblica è spesso scettica e poco rassicurante. Questi fattori riflettono una generale confusione e una scarsa adesione da parte del mercato di massa.
Di conseguenza, la maggior parte degli utenti tende a preferire le applicazioni Web2 già consolidate, evitando di sperimentare con soluzioni Web3. Questo ostacolo rappresenta una delle principali cause del rallentamento nell’adozione del Web3. Gli innovatori, pertanto, non possono basarsi esclusivamente sui vantaggi intrinseci del Web3, ma devono integrare e interagire con l’infrastruttura esistente per attrarre un pubblico più ampio.
La collaborazione tra Web2 e Web3 come strategia
Già oggi si osservano esempi concreti di collaborazione tra Web2 e Web3, soprattutto grazie all’iniziativa di grandi fornitori Web2. Nel settore finanziario, realtà come PayPal, Visa e importanti istituti bancari integrano servizi di criptovalute e tecnologie blockchain, contribuendo a legittimare queste soluzioni per il grande pubblico. Fuori dalla finanza, Amazon Web Services ha lanciato laboratori dedicati a Web3, mentre Google Cloud sviluppa strumenti basati su zero-knowledge proofs, fondendo le offerte tradizionali con elementi propri della nuova tecnologia.
Mentre le applicazioni Web2 tendono a cercare un punto d’incontro, anche gli sviluppatori Web3 dovrebbero adottare questa strategia, sfruttando la presenza consolidata di Web2 per accelerare la crescita e la diffusione. Analogamente a come il 4G ha favorito il passaggio al 5G, i processi Web2 possono essere fondamentali per costruire applicazioni Web3 migliori e più accessibili.
Un approccio pratico per lo sviluppo Web3
Gli sviluppatori Web3 possono bilanciare la decentralizzazione con la praticità e la facilità d’uso attesa dagli utenti Web2, concentrandosi su accessibilità, design intuitivo e denominazioni facilmente leggibili. Inoltre, è importante riconoscere come i prodotti Web3 possano portare benefici tangibili alle organizzazioni Web2.
Spesso gli appassionati di Web3 danno per scontata la superiorità della propria proposta, senza però investire la necessaria energia nel comunicarne concretamente i vantaggi. Questa attitudine rischia di alienare gli utenti anziché conquistarli. Mostrare attraverso esempi pratici i benefici ottenibili combinando offerte Web2 e Web3 rappresenta quindi un passo essenziale per colmare il divario tra i due mondi.
Un esempio emblematico riguarda l’integrazione tra intelligenza artificiale e blockchain. Se ciascun dato utilizzato per addestrare un modello AI fosse tracciato in maniera immutabile su blockchain, compresi dati originari o di frontiera, sarebbe possibile verificarne immediatamente origine, impiego e risultati, eliminando così ambiguità o contestazioni.
In definitiva, ciò che conta è la validità dell’idea, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’applicazione Web3 o meno. Dimostrare questo valore, anche a costo di collaborare con il Web2, ne consolida la legittimità e amplia l’interesse del mercato di massa.
Coinvolgere per innovare: il ruolo del Web2
Accettare di fare affidamento sul Web2 per aumentare la fiducia in uno strumento Web3 può sembrare una scelta controintuitiva, ma gli effetti benefici sono evidenti. L’introduzione di qualsiasi tecnologia nel mercato di massa comporta inevitabilmente rischi, come bug iniziali o problemi di scalabilità. Studi di settore indicano che testare prodotti con utenti reali può incrementarne il successo fino al 500%. Consentire agli utenti Web2 di esplorare gradualmente le applicazioni Web3 favorirà quindi un prodotto finale più completo e stabile.
I dibattiti tra “Web2 o Web3” spesso attirano l’attenzione, ma aziende di successo difficilmente si definiscono esclusivamente con queste etichette. Si tratta piuttosto di società attive nell’intelligenza artificiale, istituti finanziari, piattaforme per consumatori o compagnie di dati, che sfruttano le soluzioni tecnologiche più efficaci per servire i propri mercati. Nessun cliente desidera semplicemente utilizzare “un’app Web3”: vuole servizi bancari migliori, intelligenza artificiale più efficiente o piattaforme più funzionali.
Il vero successo spetterà a chi saprà impiegare il Web3 per risolvere problemi concreti, senza inseguire la purezza tecnologica. Collaborare con il Web2 consente di ampliare la base utenti e di moltiplicare le opportunità di test, miglioramento e crescita. Attualmente, la comunità Web3 non ha ancora raggiunto un’ampia diffusione tra il pubblico generale, e per farlo dovrà necessariamente abbracciare processi, abitudini e infrastrutture consolidate da decenni di sviluppo tecnologico.
L’articolo rappresenta un’analisi generale e non costituisce in alcun modo un consiglio legale o finanziario. Le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente posizioni ufficiali di alcuna istituzione.