Strategy (MSTR) e Strive (ASST) devono trovare l’equilibrio tra gli acquisti di bitcoin (BTC) e i dividendi delle azioni privilegiate
- 24 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La popolarità crescente delle perpetual preferred sta estendendo l’accesso al bitcoin a una fascia di investitori attirati dal reddito, un segmento che gli ETF non avevano finora coinvolto in modo significativo.
Mark Palmer ha dichiarato:
“Le perpetual preferred hanno portato il bitcoin agli investitori orientati al reddito, un gruppo che gli ETF non avevano raggiunto.”
Interpretazioni della domanda e canali di investimento
Ryan Rasmussen, responsabile della ricerca presso Bitwise, prevede che questi strumenti possano attrarre una platea diversa da quella degli ETF tradizionali, pur rimanendo gli ETF la principale fonte di domanda di lungo periodo per il bitcoin.
Ryan Rasmussen ha spiegato:
“Nel lungo periodo, mi aspetto che gli ETF siano una fonte di domanda maggiore per il bitcoin, con le offerte di perpetual preferred che agiscono come un secondo vento favorevole rivolto a un diverso tipo di investitore (investitori in cerca di rendimento).”
Dimensione dei flussi e costi ricorrenti
James Butterfill, responsabile della ricerca per CoinShares, ha dichiarato che il solo veicolo STRC, che distribuisce un dividendo variabile attualmente intorno al 12%, ha raccolto circa 7,5 miliardi di dollari nel corso del 2026 fino a fine luglio.
Questa raccolta comporta un onere ricorrente legato ai dividendi, che può influire sulla redditività dell’emittente e sulle dinamiche di offerta di bitcoin sottostanti: maggiore è il capitale raccolto, maggiore può diventare il costo in termini di pagamenti periodici in valuta fiat.
Fattori di prezzo oltre il semplice sottostante
Alex Blume, fondatore e amministratore delegato di Two Prime, ha evidenziato che prodotti come STRC e SATA emessi da Strive non replicano soltanto il prezzo del bitcoin: il loro valore risente anche della qualità gestionale, degli impegni dell’emittente e delle condizioni dei mercati dei capitali.
Alex Blume ha spiegato:
“La performance di questi strumenti reagisce non solo al prezzo del bitcoin ma anche alla competenza del management, agli obblighi degli emittenti e alle condizioni del mercato dei capitali.”
Ha citato l’episodio in cui STRC è sceso brevemente intorno ai 70 dollari alla fine di giugno come esempio della volatilità potenziale legata a fattori specifici dell’emittente. Tale volatilità mette in luce la tensione tra l’aumento dei bitcoin per azione ordinaria, l’adempimento di obblighi di dividendi denominati in dollari e la necessità di evitare vendite di bitcoin sul mercato.
Al momento della stesura, la Strategy preferred stock viene scambiata intorno ai 99,40 dollari, valore che riflette sia l’andamento del sottostante sia le valutazioni del rischio emittente.
Implicazioni per i mercati e i regolatori
L’espansione delle perpetual preferred solleva questioni operative e regolamentari: la conversione di raccolta in esposizione bitcoin può comprimere l’offerta sul mercato spot, mentre i pagamenti dei dividendi in valuta fiat mettono gli emittenti davanti a scelte strategiche che possono includere operazioni sul mercato digitale.
I regolatori potrebbero prestare attenzione alle strutture che combinano leva finanziaria implicita, obblighi di pagamento ricorrenti e legami diretti con asset volatili come il bitcoin, poiché questi elementi possono propagare volatilità ai mercati tradizionali e agli investitori retail.
Considerazioni per gli investitori italiani
Per gli investitori in Italia, l’interesse verso strumenti che offrono rendimento collegato al bitcoin richiede una valutazione accurata del profilo di rischio: oltre all’esposizione al prezzo del bitcoin, è necessario considerare il rischio emittente, la struttura dei dividendi e la liquidità del titolo.
In portafoglio, tali prodotti possono fungere da diversificatore di reddito, ma non sostituiscono una allocazione diretta o indiretta al bitcoin per obiettivi di crescita a lungo termine, soprattutto quando i dividendi possono imporre pressioni sui meccanismi di gestione degli asset sottostanti.
In sintesi
- L’espansione delle perpetual preferred introduce una nuova fonte di domanda per il bitcoin, potenzialmente riducendo l’offerta disponibile sul mercato spot e spingendo la volatilità; gli investitori italiani dovrebbero monitorare l’impatto sugli spread e sulla liquidità.
- I costi ricorrenti legati ai dividendi rendono cruciale valutare la sostenibilità degli emittenti: una pressione sui flussi di cassa può tradursi in pressioni sui prezzi degli strumenti, con ripercussioni per i portafogli orientati al reddito.
- Dal punto di vista regolamentare e sistemico, l’integrazione tra prodotti a rendimento e asset digitali potrebbe richiedere una maggiore trasparenza e standardizzazione per limitare rischi di contagio verso il mercato dei capitali tradizionale.