Prezzo di Bitcoin (BTC) risale a $81.700 mentre le memecoin guidano il rimbalzo delle altcoin
- 23 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Bitcoin ha registrato un modesto rialzo dello 0,5%, portandosi a circa $81.700 dalle prime ore della giornata UTC, mentre le altcoin hanno sovraperformato la criptovaluta di riferimento. Ether è salita dello 0,9% a $2.490,55 e l’indice delle altcoin CD80 ha guadagnato lo 0,7%, con l’indicatore dei memecoin in rialzo del 2,9%.
Il rimbalzo segue la forte flessione del settore tecnologico di giovedì, quando il Nasdaq Composite ha perso il 2,6% nel calo più pronunciato dallo scorso giugno. In Asia i mercati si sono stabilizzati: il Kospi della Corea del Sud ha segnato +0,3%, il CSI 300 cinese +1,7%, mentre il Nikkei 225 giapponese ha ceduto lo 0,25%.
Gli operatori guardano ora alla riunione della Federal Reserve del 27-28 ottobre e alle dinamiche dei flussi sugli ETF spot su bitcoin. Il prezzo del Brent vicino a $113 alimenta le preoccupazioni sull’inflazione e gli ETF spot hanno registrato uscite significative nella giornata di giovedì, compensando gli oltre $1 miliardo di afflussi dei primi giorni della settimana.
Derivati e posizionamento
Il trading dei futures sulle criptovalute ha rallentato: il volume è diminuito del 19% nelle 24 ore e le liquidazioni sono calate del 23%, dopo l’impennata del giorno precedente. L’open interest (OI) è salito dell’1% dopo un calo, mentre il prezzo del bitcoin è rimasto sostanzialmente invariato, segno che gli operatori stanno ricostruendo posizioni più che chiudendole.
Il rapporto long/short basato sul volume dei taker mostra un lieve sbilanciamento verso le posizioni corte, al 51,6% contro il 48,4%. L’OI-adjusted CVD (cumulative volume delta aggiustato per l’open interest) indica un ripristino del sentimento rialzista: molte criptovalute si sono avvicinate allo zero dopo essere finite sotto tale soglia il giorno precedente, con l’eccezione di XAUT che rimane attorno a -0,25%.
Per i due principali asset, BTC e ETH, l’open interest dei futures è aumentato di circa l’1% con movimenti di prezzo contenuti, suggerendo una costruzione graduale di nuove posizioni. Le liquidazioni sono diminuite sensibilmente, circa due terzi in meno per il bitcoin e un terzo in meno per ether. Il funding di bitcoin è salito a 0,0067% da 0,0041%, mentre quello di ether è rimasto stabile.
Alcuni token come BNB e SUI hanno visto il funding tornare positivo: ieri gli short pagavano i long, oggi la situazione si è invertita e sono i long a sostenere il costo di carry. Ciò è accompagnato da rialzi di prezzo per questi asset.
Il de-risking prosegue in token come mZEC, SOL, XRP e DOGE, dove l’open interest è calato più di quanto giustifichi il solo movimento dei prezzi, segnalando chiusure reali di posizioni e fuga di capitale, particolarmente pronunciata per ZEC.
Parallelamente, nuovi capitali continuano a entrare nelle perpetual sui beni rifugio: open interest in aumento su oro, argento e greggio per il secondo giorno consecutivo. Nel caso dell’oro e dell’argento, i prezzi sono scesi ma il funding è positivo, implicando long che pagano; per il greggio l’open interest è salito insieme al prezzo (+1,4%) e il funding è negativo, quindi sono gli short a sostenere il costo.
Il token aurifero XAUT si distingue per il più profondo CVD negativo aggiustato per l’OI, segno che le vendite di mercato hanno dominato le contrattazioni. La spinta al funding osservata in Monero (XMR) nelle ore precedenti è invece rientrata verso livelli più normali, indicando un allentamento della leva accumulata.
Attività sulle opzioni
Nel mercato delle opzioni su bitcoin prevalgono le call posizionate sopra il livello corrente: la più scambiata è stata la call del 27 novembre a $98.000, seguita dalla call del 25 dicembre a $88.000. Tra le sei posizioni più attive, cinque sono call e una sola è una put a $76.000 con scadenza 30 ottobre.
Per ether invece dominano le put: le due posizioni più scambiate sono put, guidate dalla put del 26 ottobre a $2.200 con circa 9.000 contratti. I dati di volume non permettono di sapere se si trattasse di acquisti o vendite di opzioni.
Lo skew a 25 delta mostra una forte preferenza per le put su ether: lo skew a una settimana è vicino al 13%, segnalando che le put costano molto più delle call e che la domanda di protezione al ribasso è aumentata da inizio ottobre. Lo skew di bitcoin a una settimana è sceso intorno al 4% da un picco mensile vicino al 14%, a indicare un calo della preoccupazione per ribassi di breve termine su BTC rispetto a ETH.
Movimenti dei token e settore altcoin
Tra le performance odierne spicca Pepe (PEPE), che ha guadagnato il 14% guidando il CD100 e registrando il miglior rialzo mensile del settore. L’incremento estende il movimento settimanale al +23% e mensile al +16%, senza un catalizzatore evidente dietro al rally.
Altri memecoin come floki (FLOKI), bonk (BONK) e shiba inu (SHIB) sono saliti tra il 3,3% e il 4,9% nella giornata, ma restano in calo fino al 16% su base mensile. Il volume di scambi su PEPE nelle ultime 24 ore è stato di circa $353 milioni, il 10% in più rispetto al giorno precedente.
I token layer-1 come Polkadot (DOT) e Cosmos (ATOM) hanno segnato rialzi superiori al 5%, portando i guadagni settimanali oltre il 6%. Tuttavia Polkadot resta in calo del 2,5% a ottobre mentre Cosmos mostra un progresso del 3,6% nel mese.
I token DeFi hanno recuperato terreno dopo i forti ribassi di giovedì: Uniswap (UNI) è +3,5% a circa $7,25 e ethena (ENA) è salita del 2% a circa 20 centesimi. Anche i peggiori performanti del CD100 hanno registrato rialzi giornalieri, pur mantenendo perdite rilevanti sul mese.
L’indicatore di “Altcoin Season” di CoinMarketCap si attesta a 58/100, in crescita dal minimo di lunedì di 54/100, suggerendo un miglioramento della propensione al rischio nel segmento altcoin durante la fase di trading latente di bitcoin.
Implicazioni e contesto
La combinazione di volumi di futures in calo, funding variabile e un mix di posizionamenti su call e put riflette un mercato in fase di assestamento, dove i partecipanti cercano protezioni puntuali ma mantengono aperture verso possibili rimbalzi. Per gli investitori istituzionali il monitoraggio degli ETF spot e dei flussi resta cruciale, poiché movimenti consistenti possono amplificare la volatilità sui prezzi spot.
In un contesto macro segnato dal caro-energia e dal Brent elevato, le decisioni della Federal Reserve diventano determinanti per la direzione dei mercati rischiosi: un orientamento più restrittivo aumenterebbe la pressione sui corsi, mentre segnali di stabilizzazione potrebbero favorire un ritorno dei capitali verso le asset class più speculative.
Per il pubblico e gli investitori in Italia è importante considerare non solo le metriche di mercato a breve termine, ma anche la qualità dell’exchange, la struttura degli strumenti derivati e l’impatto fiscale delle operazioni in criptovalute, che possono incidere significativamente sul rendimento netto.
In sintesi
- La ripresa degli altcoin rispetto a bitcoin segnala una maggiore propensione al rischio sul breve termine: per gli investitori italiani ciò può giustificare un’attenta diversificazione in posizioni a esposizione controllata.
- Il calo dei volumi futures e la variazione dei funding mostrano un mercato meno levereggiato; questo riduce il rischio di liquidazioni a cascata, ma mantiene elementi di volatilità in presenza di shock macroeconomici.
- I flussi sugli ETF spot e la prossima riunione della Fed rappresentano i principali fattori di rischio a breve: monitorarli è essenziale per chi opera con prodotti a leva o per chi valuta allocazioni in criptovalute nel portafoglio.
- La crescita di interesse verso commodity token e perpetual su beni rifugio indica un movimento di diversificazione: gli investitori dovrebbero valutare come queste esposizioni interagiscono con l’inflazione e il rischio geopolitico.