Imprese: saldo a +18.403 nel terzo trimestre, il più alto dal 2021

Il terzo trimestre si chiude con un saldo di imprese positivo e tra i più elevati dal 2021: tra luglio e settembre il Registro delle imprese delle Camere di commercio ha registrato 62.788 iscrizioni (+2,5% sullo stesso periodo del 2025) e 44.385 cessazioni, producendo un incremento netto di 18.403 unità, pari a una crescita dello 0,32%. A fine settembre lo stock complessivo raggiunge 5.828.620 imprese, secondo Movimprese, l’analisi trimestrale realizzata da Unioncamere e InfoCamere.

Spinta dalle società di capitali

Il contributo principale alla crescita proviene dalle società di capitali, con 22.812 nuove iscrizioni contro 8.283 cessazioni: il saldo è di 14.529 unità (+0,73%), ossia il 79% dell’aumento complessivo. Le ditte individuali hanno registrato un incremento di 5.030 unità (+0,18%), superiore al +0,12% dell’anno precedente, mentre le società di persone continuano a ridursi perdendo 1.342 attività (-0,17%), in linea con il ritmo del 2025.

I settori

Diciotto dei diciannove comparti principali mostrano un segno positivo. I settori trainanti sono le Costruzioni (+3.435), l’Alloggio e ristorazione (+3.389) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.863), che insieme valgono 9.687 imprese, oltre la metà del saldo nazionale.

Rispetto al 2025 cambiano segno anche alcuni comparti classici: Commercio (+1.486), Agricoltura (+798) e Manifattura (+123) tornano in territorio positivo dopo il -0,03% registrato un anno fa.

I tassi di crescita più elevati emergono in settori di dimensioni contenute, a partire da energia elettrica e gas (+2,33%, +364 imprese) e attività finanziarie e assicurative (+1,49%, +2.281 imprese). Sono sette i comparti che crescono oltre lo 0,9% — tra questi sanità e assistenza sociale (+0,97%), attività artistiche e sportive (+0,94%) e telecomunicazioni e informatica (+0,93%). L’unico settore in calo è quello delle attività estrattive, che perde 17 imprese su 3.227 (-0,52%).

Rallenta l’artigianato

Il settore dell’artigianato mantiene un saldo positivo di 1.401 unità, ma il tasso di crescita scende allo 0,11% rispetto allo 0,15% del 2025. Le società di persone artigiane calano di 906 unità e la manifattura artigiana perde 615 imprese.

Dal punto di vista territoriale emergono segnali differenziati: il Veneto (-209) e le Marche (-103) chiudono il trimestre artigiano in rosso, mentre nel Lazio il tasso di crescita dell’artigianato si riduce sensibilmente, passando dallo 0,57% allo 0,31%.

Contesto e implicazioni economiche

Un aumento netto delle imprese concentrato nelle società di capitali suggerisce una maggiore propensione all’investimento e alla formalizzazione di attività con struttura societaria, spesso associata a piani di crescita, accesso al credito e attrazione di capitali esterni. Questo fenomeno può tradursi nel medio termine in maggiori investimenti fissi e nella creazione di posti di lavoro qualificati.

La ripresa dei comparti tradizionali come commercio, agricoltura e manifattura indica segnali di stabilizzazione della domanda interna e di adattamento delle filiere produttive, ma la bassa dinamica dell’artigianato evidenzia limiti strutturali: difficoltà di accesso al credito, carenza di manodopera specializzata e costi di energia e materie prime che comprimono margini e capacità di investimento.

Il quadro settoriale mostra inoltre opportunità per investitori specializzati in nicchie ad alta crescita — come le energie, la finanza e i servizi digitali — mentre le differenze regionali sottolineano la necessità di politiche locali mirate per sostenere le imprese più fragili e valorizzare i territori con potenziale di sviluppo turistico e infrastrutturale.

In sintesi

  • L’aumento concentrato nelle società di capitali suggerisce una maggiore disponibilità di imprese orientate all’investimento e alla crescita, un segnale positivo per chi valuta opportunità di private equity e credito alle imprese.
  • La ripresa di settori come costruzioni e turismo può generare effetti moltiplicatori sull’occupazione locale e sulla domanda di forniture, rendendo attraenti gli investimenti in infrastrutture e servizi collegati.
  • La debolezza dell’artigianato evidenzia rischi per il tessuto produttivo locale; interventi su formazione, accesso al credito e innovazione digitale sono necessari per preservare capacità produttiva e competenze tradizionali.
  • Le divergenze territoriali richiedono politiche pubbliche differenziate: stimoli mirati e infrastrutture locali possono aumentare la resilienza delle economie regionali e favorire un più equilibrato sviluppo imprenditoriale.


Author: Tony
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