Onu avverte: temperature globali pronte a salire di 2,8 gradi entro fine secolo, gli Stati Uniti trainano l’aumento dei gas serra
- 21 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Fuori portata le soglie indicate dall’Accordo di Parigi e dagli obiettivi scientifici per limitare i danni del cambiamento climatico: secondo il rapporto pubblicato dal Programma Onu per l’ambiente, le temperature globali potrebbero aumentare fino a 2,8 gradi rispetto alla media preindustriale entro la fine del secolo.
Principali risultati del rapporto
I calcoli dell’agenzia internazionale, aggiornati poco prima della Conferenza mondiale sul clima che si terrà in Turchia, mostrano che le politiche attuali — ovvero le misure concretamente attuate dai governi — conducono a uno scenario di riscaldamento intorno a 2,8°C. Se invece i Paesi rispettassero pienamente gli impegni contenuti nei loro piani nazionali sul clima (i cosiddetti NDC), l’aumento scenderebbe soltanto a circa 2,6°C, ancora lontano dagli obiettivi di 1,5°C o 2°C.
Lo scenario per 1,5°C e le riduzioni richieste
Gli scienziati ribadiscono che fermare il riscaldamento sotto la soglia di 1,5°C è ormai estremamente difficile: la probabilità che questa soglia venga superata in modo persistente entro il prossimo decennio è alta. Per invertire la traiettoria e avvicinarsi a quell’obiettivo sarebbe necessario ridurre le emissioni di gas serra globali del 45% entro il 2035, una decisa accelerazione rispetto alla riduzione stimata dell’11-15% che risulterebbe dall’attuazione integrale degli attuali piani climatici nazionali.
Si tratta di una semplice valutazione matematica che, al netto dei modelli, evidenzia come la variabile decisiva rimanga la volontà politica: senza decisioni rapide e ambiziose, anche grandi progressi tecnologici nella rimozione della CO2 dall’atmosfera sarebbero difficili da mettere in campo in tempo utile.
Comportamenti dei maggiori emettitori
Il rapporto sottolinea inoltre come le scelte politiche dei grandi Paesi emettitori possano spingere la traiettoria globale in una direzione o nell’altra. In particolare, le politiche di alcuni governi hanno favorito un ritorno al sostegno ai combustibili fossili, con ripercussioni sulle dinamiche internazionali della transizione energetica.
Bill Hare, direttore esecutivo dell’organizzazione Climate Analytics, ha affermato:
“Washington sta facendo di tutto per bloccare le energie rinnovabili, promuovendo e sovvenzionando attivamente il carbone, e la sua diplomazia spinge altri Paesi a fare marcia indietro.”
Implicazioni politiche e diplomatiche
La dinamica descritta nel report complica il quadro negoziale in vista della conferenza in Turchia, dove i rappresentanti internazionali dovranno confrontarsi non solo sulle cifre scientifiche, ma anche sulle scelte industriali ed economiche che influenzano la transizione. Il contrasto tra Paesi che spingono per politiche di decarbonizzazione e altri che rilanciano i combustibili fossili rende più difficile raggiungere compromessi ambiziosi.
Conseguenze economiche e opportunità per l’Italia
Per l’Italia, un aumento delle temperature in linea con gli scenari descritti comporterebbe rischi diretti per agricoltura, infrastrutture e risorse idriche, oltre a costi crescenti per la gestione degli eventi estremi. Contemporaneamente, lo spostamento globale verso tecnologie pulite crea opportunità di investimento in energie rinnovabili, efficienza energetica, sistemi di stoccaggio e infrastrutture resilienti.
Gli investitori e le istituzioni finanziarie dovranno valutare con maggiore attenzione il rischio di attività “stranded” nel settore fossile, così come le opportunità offerte da una politica industriale volta a sostenere la green economy e l’innovazione tecnologica nazionale.
Azioni necessarie a livello globale
Per ridurre significativamente la traiettoria delle emissioni è richiesta una combinazione di misure: stringenti politiche climatiche nazionali, forti incentivi agli investimenti nelle rinnovabili, strategie per incrementare l’efficienza energetica e programmi pubblici per lo sviluppo di tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2. Senza un coordinamento internazionale più robusto, gli sforzi nazionali rischiano di risultare insufficienti.
Prossimi passaggi e ruolo della finanza
Nei prossimi mesi la discussione si sposterà sulle misure concrete da adottare dopo la conferenza: revisioni dei piani nazionali, meccanismi di finanziamento per la transizione nei Paesi in via di sviluppo e regole per la rendicontazione delle emissioni. La finanza pubblica e privata avrà un ruolo chiave nell’allocare capitale verso progetti a basse emissioni e nel disincentivare nuovi investimenti in asset ad alta intensità carbonica.
In sintesi
- Un mancato adeguamento delle politiche climatiche implica rischi crescenti per i settori produttivi italiani; la transizione favorisce chi anticipa investimenti in energia pulita e infrastrutture resilienti.
- Gli investitori dovrebbero incorporare scenari di transizione più severi nelle valutazioni di portafoglio per ridurre l’esposizione ad asset fossili potenzialmente “stranded”.
- Le opportunità di mercato emergono nella mobilitazione di capitale per rinnovabili, accumulo energetico e tecnologie per la rimozione della CO2, specialmente se sostenute da politiche chiare e incentivi stabili.