Emilia-Romagna, manifattura al 29%: motore economico sopra la media italiana
- 18 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Emilia-Romagna rimane la regione più industriale d’Italia, ma non è immune alla frenata della congiuntura. Nonostante un manifatturiero che incide per il 29% del valore aggiunto regionale — nove punti sopra la media nazionale — il Pil regionale è previsto crescere solo dell’1% sia per il 2026 sia per il 2027 secondo l’analisi di EY-Parthenon presentata a Reggio Emilia.
Un motore produttivo esposto ai rischi esterni
La macchina produttiva regionale si distingue per capacità d’innovazione e vocazione all’export, ma proprio questa apertura internazionale rappresenta un punto di vulnerabilità rispetto al caro energia e al rallentamento dei mercati esteri. I settori trainanti — meccanica, elettronica, alimentare e mezzi di trasporto — sostengono filiere che hanno generato circa 84 miliardi di esportazioni l’anno scorso, pari a circa il 42% del Pil regionale.
I dati mostrano che i macchinari da soli coprono il 27% delle vendite estere della regione (contro il 15% italiano), seguiti dai mezzi di trasporto (15%) e dall’alimentare (14%). Tuttavia oltre la metà delle esportazioni regionali (54%) è diretta verso l’Unione europea, più che nel complesso del Paese, e la domanda dalla Germania resta particolarmente rilevante per il ciclo produttivo locale.
Territorio e disparità interne
La geografia economica dell’Emilia-Romagna è molto eterogenea. Nel quadriennio 2019-2023 la provincia di Modena ha aumentato il valore aggiunto reale del 12%, di cui 5,2 punti attribuibili al settore industriale, mentre Parma ha segnato +8,3%. Le quattro aree di testa — Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma — concentrano complessivamente il 67% del Pil regionale.
Dall’altro lato del quadro territoriale ci sono province come Ferrara, che tra il 2019 e il 2023 ha registrato una flessione del 2,5% del valore aggiunto con un contributo industriale negativo, e le aree romagnole che evidenziano livelli di produttività inferiori alla media nazionale. A Ravenna invece l’industria ha inciso positivamente, contribuendo per 2,3 punti alla crescita del valore aggiunto nel periodo considerato.
Investimenti, ricerca e capacità competitiva
Il vantaggio competitivo emerge soprattutto nella propensione agli investimenti e nella spesa per ricerca e sviluppo. L’Emilia-Romagna è prima in Italia per intensità della spesa in R&S: nel 2023 sono stati investiti 4,1 miliardi, livello che la colloca al terzo posto per ammontare assoluto a livello nazionale. La sola ricerca d’impresa assorbe l’1,6% del Pil regionale, il doppio della media italiana.
Le imprese regionali mostrano anche una maggiore adozione di tecnologie avanzate: il 19,4% dichiara di utilizzare almeno una soluzione di intelligenza artificiale, rispetto al 16,4% medio nazionale. Il valore aggiunto per occupato è superiore del 7,5% rispetto alla media del Paese, posizionando la regione tra le prime per produttività.
Nonostante questi punti di forza, la domanda interna resta debole. Secondo lo studio i consumi delle famiglie cresceranno dell’1,1% quest’anno e dello 0,9% l’anno prossimo, mentre il reddito reale disponibile rischia di rimanere sostanzialmente stabile. L’industria, che ha registrato aumenti del valore aggiunto del 7,6% nel 2022 e dell’11,4% nel 2023, è attesa rallentare a un ritmo più contenuto nei prossimi esercizi pur mantenendosi sopra la media nazionale.
Un campanello d’allarme proviene dalle previsioni sugli investimenti a livello nazionale: dopo una crescita prevista del 2,7% nel 2026, lo studio indica un quasi azzeramento dell’espansione nel 2027, con una stima dello 0,1%. Questa brusca decelerazione potrebbe compromettere le prospettive di sviluppo e produttività sia per l’Italia sia per l’Emilia-Romagna, dove la capacità di investire e innovare costituisce il principale fattore competitivo del sistema manifatturiero.
Le sfide da affrontare
La sfida principale per il territorio è quindi duplice: da un lato proteggere la competitività delle filiere tradizionali e sostenere la transizione energetica per mitigare l’impatto dei costi dell’energia; dall’altro accelerare la diffusione delle tecnologie digitali e rafforzare la domanda interna per evitare che la dipendenza dall’export amplifichi gli shock esterni.
Politiche pubbliche mirate, incentivi agli investimenti produttivi e strategie di diversificazione dei mercati esteri possono contribuire a ridurre la vulnerabilità. Allo stesso tempo, il rafforzamento dei collegamenti tra ricerca, università e imprese locali rimane una leva cruciale per sostenere produttività e crescita a medio termine.
In sintesi
- La forte apertura all’export rende l’Emilia-Romagna efficiente ma vulnerabile: una diversificazione delle destinazioni commerciali e una politica energetica stabile sono essenziali per proteggere le filiere.
- Il primato in R&S e l’adozione di tecnologie avanzate rappresentano un vantaggio strategico; tuttavia serve sostenere gli investimenti privati per trasformare questa base in crescita occupazionale e produttiva duratura.
- La concentrazione della ricchezza industriale in poche province aumenta il rischio di squilibri territoriali: misure locali differenziate possono aiutare a colmare i divari di produttività e a favorire uno sviluppo più omogeneo.
- Per gli investitori, l’attenzione dovrebbe rivolgersi alle imprese con capacità di innovazione e protezione dei costi energetici, settori che potranno beneficiare maggiormente di politiche pubbliche orientate alla transizione e alla digitalizzazione.