Ken Fisher: le borse pronte a festeggiare le elezioni di metà mandato
- 18 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti spesso generano un effetto sorprendentemente favorevole sui mercati azionari globali, dando avvio a un periodo storicamente coerente di performance positive che interessa anche l’Italia.
Nelle proiezioni rialziste per il 2026 si è già richiamata l’attenzione sulla dinamica tipica delle elezioni di metà mandato: il risultato elettorale tende a congelare l’agenda legislativa, riducendo la probabilità che vengano approvate misure fortemente divisive nel biennio successivo.
Questa situazione nasce perché il Presidente sa che, dopo le midterm, il proprio partito probabilmente perderà peso nel Congresso. Di conseguenza molti provvedimenti più controversi vengono anticipati o rallentati, mentre l’incertezza politica diminuisce quando le iniziative legislative dirompenti non passano.
Nel secondo anno del mandato presidenziale — come nel 2026 — la campagna verso le elezioni di metà mandato tende ad acuire la retorica politica: quando la narrazione si polarizza i mercati mostrano maggiore nervosismo. Storicamente, nei primi tre trimestri degli anni di midterm, le azioni statunitensi hanno avuto rialzi nel 46%, 58% e 60% dei periodi rispettivamente analizzati.
A novembre, però, le elezioni di metà mandato spesso comportano perdite di seggi per il partito del Presidente: nelle serie storiche queste perdite si sono verificate nell’89% dei casi alla Camera e nel 71% al Senato. Il mercato ricompensa la riduzione del rischio politico quando grandi proposte legislative vengono respinte.
Nei decenni analizzati gli indici azionari statunitensi sono aumentati l’84% delle volte nel quarto trimestre degli anni di midterm e il 92% delle volte nei nove mesi successivi, con un guadagno medio vicino al 20%. Si tratta del periodo di nove mesi più costantemente positivo della storia azionaria moderna, con l’unica eccezione della fase della Grande Depressione.
La ripercussione non si limita agli Stati Uniti: l’elevata correlazione tra mercati (circa 0,83 tra azioni statunitensi e non statunitensi) e la correlazione di 0,70 tra l’indice MIB e il S&P 500 implicano che il miglioramento della fiducia negli USA si trasferisce rapidamente anche su Piazza Affari.
Per gli investitori italiani questo pattern si traduce in alcune implicazioni pratiche: la riduzione del rischio politico negli Stati Uniti tende a sostenere i flussi verso azioni cicliche ed esportatori, mentre banche e società esposte al commercio globale possono beneficiare di una ripresa della domanda e della liquidità.
Al tempo stesso è opportuno considerare le controparti: decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, dati macroeconomici contrari o shock geopolitici possono attenuare o posticipare il riflesso positivo atteso. Una strategia di investimento ragionata dovrebbe combinare esposizione azionaria nel periodo favorevole con strumenti di copertura su tassi e valuta.
In termini operativi, i gestori possono valutare un aumento graduale dell’esposizione azionaria prima del quarto trimestre, privilegiando settori ciclici e finanziari, mentre gli investitori privati dovrebbero rivedere l’allocazione in ottica di rischio/rendimento e mantenere riserve di liquidità per cogliere eventuali ritracciamenti.
In sintesi
- La struttura storica delle elezioni di metà mandato tende a ridurre il rischio legislativo negli Stati Uniti, creando una finestra favorevole per i mercati che può durare fino a nove mesi.
- Per gli investitori italiani, una ripresa guidata dai mercati statunitensi favorisce soprattutto i titoli esportatori e il settore finanziario, richiedendo però attenzione alle mosse della Federal Reserve.
- Strategie pratiche includono un aumento graduale dell’esposizione azionaria con coperture su tassi e cambio; la diversificazione rimane cruciale per gestire possibili shock esterni.