Risanamento sprofonda del 46,7% dopo il nuovo allarme sui conti

La vendita dell’area di Santa Giulia non si è perfezionata, mettendo in evidenza la fragilità patrimoniale di Risanamento e inducendo il gruppo a misure urgenti per tutelare la continuità aziendale.

Risanamento ha scritto:

“un peggioramento della già critica situazione patrimoniale”

Il consiglio di amministrazione, riunitosi mercoledì 15 ottobre, ha esaminato i conti preliminari e ha conferito mandato ai vertici di avviare, con la massima urgenza, tutte le iniziative necessarie per adottare i provvedimenti di legge entro la riunione fissata al 28 ottobre. In sostanza, la scadenza per definire azioni correttive è la fine del mese.

Il titolo in Borsa ha pagato a caro prezzo l’incertezza: ha chiuso con un calo del 46,75% a 0,018 euro, dopo un periodo di rally che aveva portato il titolo a guadagni significativi nei sei mesi precedenti, spinti proprio dall’annuncio della possibile cessione di Santa Giulia a un veicolo legato a Lendlease e a Bizzi & Partners.

I dati di bilancio più recenti disponibili riguardano i primi nove mesi del 2025: la società ha registrato una perdita di 5,9 milioni nel periodo (il 2024 si era chiuso con una perdita di 47,45 milioni) e un patrimonio netto consolidato negativo per 0,8 milioni, a fronte di 5,2 milioni positivi nel 2024 e dei 52,6 milioni del 2023. La posizione finanziaria netta, inclusiva della cessione dell’immobile di via Grosio, risultava positiva per 27,9 milioni.

Sull’andamento del titolo ha pesato anche l’attenzione degli organi di vigilanza: Consob aveva inserito il titolo in un monitoraggio speciale, con verifica mensile della posizione finanziaria netta, che si è progressivamente ridotta fino a scendere sotto i 12 milioni a settembre 2026. Alla base delle difficoltà si segnalano perdite pregresse importanti, slittamenti nel riassetto del fondo e l’assenza di un rafforzamento patrimoniale.

Per ricostruire il quadro operativo è utile tornare al 2023: Risanamento, promotrice del progetto, cedette i terreni al fondo Msg Heartbeat gestito da Lendlease, mantenendo a proprio carico le attività di bonifica. Nei mesi successivi Lendlease annunciò la vendita delle sue quote a un veicolo guidato da Bizzi & Partners, in un’operazione valutata intorno a 154 milioni. Il perfezionamento della cessione avrebbe dovuto attivare lo “step-in” del fondo, che avrebbe preso in carico bonifiche e opere ancora a carico di Risanamento, alleggerendone il bilancio.

Lendlease ha scritto:

“hanno concordato di estendere al 18 dicembre il termine entro cui devono essere soddisfatte tali condizioni sospensive”

Il gruppo australiano ha inoltre segnalato che, qualora la vendita non dovesse perfezionarsi, sarebbe verosimile che Lendlease debba finanziare obblighi collegati al progetto per un importo stimato di circa 160 milioni di dollari nel primo semestre dell’anno fiscale 2027. Tale scenario trasferirebbe pesanti oneri finanziari sulle casse dell’operatore internazionale e, indirettamente, mantenerebbe al centro del rischio patrimoniale Risanamento.

Le ricadute operative e finanziarie riguardano diversi soggetti: creditori bancari e obbligazionisti della società, investitori immobiliari interessati a progetti di rigenerazione urbana e gli stakeholder istituzionali locali a Milano. Un mancato closing potrebbe richiedere ricapitalizzazioni straordinarie, rinegoziazioni dei debiti o, in casi estremi, procedure concorsuali che implicherebbero tempi lunghi e svalutazioni per gli azionisti.

Dal punto di vista regolatorio, la situazione sottolinea l’importanza del monitoraggio prudenziale da parte di Consob e degli altri organi di vigilanza finanziaria: la persistente negatività del patrimonio e gli impegni non trasferiti possono portare ad aggravio di requisiti informativi, sospensioni cautelari o a richieste di piani di ristrutturazione condivisi con i creditori.

Per gli investitori privati e istituzionali italiani, la vicenda rappresenta un segnale sul rischio inerente ai grandi progetti immobiliari che dipendono da passaggi societari complessi e da impegni di terzi. È cruciale valutare la qualità delle garanzie, la reale capacità dei compratori di assumere gli oneri e la solidità delle controparti internazionali coinvolte.

In sintesi

  • Il fallimento del closing di Santa Giulia rischia di far emergere ulteriori necessità di capitale per Risanamento, aumentando il rischio di ristrutturazione per azionisti e obbligazionisti.
  • Un possibile intervento finanziario di Lendlease per ~160 milioni di dollari indicherebbe come gli oneri del progetto possano ricadere su soggetti internazionali, con impatti sul profilo di rischio del mercato immobiliare italiano.
  • La presenza di Consob nel monitoraggio evidenzia un potenziale effetto sistemico per titoli simili: gli operatori devono considerare la maggiore attenzione regolatoria nel pricing del rischio.
  • Per gli investitori italiani, la vicenda rinforza l’importanza di analizzare non solo i valori patrimoniali di bilancio ma anche le clausole contrattuali e le condizioni sospensive legate a grandi operazioni di rigenerazione urbana.


Author: Tony
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