Ai, microimprese fanalino di coda nella formazione: solo il 4% la prevede

L’intelligenza artificiale non solo impone alle imprese grandi investimenti tecnologici, ma richiede ancora di più in termini di formazione del capitale umano. Se questo è ormai evidente per le realtà medie e grandi, rimane meno chiaro per le piccole e le microimprese: soltanto nel 4% dei casi sono stati avviati percorsi formativi strutturati sull’intelligenza artificiale, a testimonianza di una scarsa consapevolezza delle competenze necessarie per affrontare la trasformazione digitale e del ruolo centrale della formazione.

Il dato emerge da uno studio condotto da MADE – Competence Center Industria 4.0 di Milano insieme all’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, che hanno sviluppato lo strumento SkillAI. Questo metodo misura la maturità d’uso dell’AI su sette dimensioni, dalla comprensione teorica degli strumenti al loro impatto operativo e organizzativo, permettendo valutazioni a livello individuale e aziendale per identificare fabbisogni formativi reali e orientare gli investimenti in upskilling.

Dall’analisi risulta che la diffusione di percorsi formativi strutturati cresce con la dimensione aziendale: il 6% tra le piccole imprese e il 20% tra le medie imprese. Tra le ragioni principali del ritardo figura la convinzione, presente nel 43% delle imprese più piccole, che l’AI non avrà effetti significativi sul loro business nel breve periodo. La percezione è ancora meno presente nelle aziende con un’età media dei dipendenti sopra i 50 anni: il 55% non attribuisce priorità allo sviluppo di competenze sull’AI e il 73% a quelle di programmazione informatica.

Marta Rispoli, responsabile orientamento e formazione di MADE Competence Center Industria 4.0, ha spiegato:

“La trasformazione digitale non può limitarsi all’introduzione di nuove tecnologie o all’accesso a servizi di consulenza: per essere efficace deve partire dalla consapevolezza delle imprese e dalla capacità delle persone di comprenderne le opportunità e gli impatti. È qui che la formazione assume un ruolo centrale. Per MADE significa costruire un percorso strutturato che aiuti le aziende prima di tutto a capire di quali competenze hanno bisogno, per poi svilupparle e applicarle concretamente nei processi aziendali. Solo così la tecnologia può diventare un reale fattore di competitività.”

Lo studio approfondisce anche la governance della formazione: meno del 50% delle micro e piccole imprese considera prioritaria la crescita delle competenze dei dirigenti, solo il 30% dispone di un piano formativo strutturato e appena il 7% si avvale di una funzione dedicata alle risorse umane. Questi elementi indicano lacune nell’organizzazione che ostacolano processi di apprendimento sistematico e continuo.

Oltre alla scarsa percezione dell’impatto dell’AI, le imprese più piccole lamentano ostacoli pratici alla formazione: il 65% cita la mancanza di tempo durante l’orario di lavoro come principale barriera per la formazione non obbligatoria, mentre il 20% indica la carenza di risorse economiche. Ne consegue che il 90% delle microimprese finanzia le attività formative esclusivamente con mezzi propri, mentre solo una quota minoritaria accede a strumenti come i Fondi Paritetici Interprofessionali (15%) o agli incentivi fiscali (7%).

Questi gap evidenziano la necessità di politiche e strumenti mirati: occorrono incentivi che riducano il costo diretto e indiretto della formazione, flessibilità organizzativa per liberare tempo di lavoro, e servizi di accompagnamento che traducano l’adozione tecnologica in risultati operativi misurabili. Per le istituzioni e i centri di competenza significa progettare interventi scalabili e accessibili alle realtà di dimensioni minori, mentre per le imprese serve una strategia che integri valutazione delle competenze, percorsi formativi mirati e misurazione dell’impatto sui processi produttivi.

Lo scenario pone infine questioni sul piano competitivo: la riluttanza a investire in competenze digitali rischia di aumentare il divario tra imprese, limitando la capacità di innovare e competere sia sui mercati nazionali sia su quelli internazionali. Azioni coordinate tra settore pubblico, mondo della formazione e sistema produttivo possono ridurre i rischi e trasformare la diffusione dell’AI in opportunità diffuse.

In sintesi

  • La scarsa diffusione della formazione sull’AI nelle micro e piccole imprese rappresenta un rischio di ridotta competitività: senza capitale umano adeguato, gli investimenti tecnologici restano inefficaci.
  • Per gli investitori, le imprese che svilupperanno processi di upskilling strutturati avranno una probabilità maggiore di generare ritorni sull’adozione di soluzioni digitali; è un segnale per valutare opportunità di finanziamento mirato.
  • Le politiche pubbliche e gli strumenti di finanziamento (incentivi fiscali, fondi professionali, programmi europei) possono svolgere un ruolo decisivo nel ridurre il costo della formazione e nel favorire l’adozione di modelli organizzativi più agili.
  • Per il tessuto produttivo italiano è prioritario promuovere interventi che integrino diagnostica delle competenze (come SkillAI) con percorsi pratici: così si converte la conoscenza in miglioramenti operativi e vantaggio competitivo sostenibile.


Author: Tony
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