La finanza globale punta sulle fiere, e l’Italia (per ora) resta a guardare

Tuttavia, la necessità di ingenti capitali è evidente, ammette la stessa Golfetto. Occorre rinnovare padiglioni e infrastrutture per adattarli a un mercato in trasformazione, come sottolinea Francesco Conci, amministratore delegato di Fiera Milano, che richiama la domanda di spazi e servizi nuovi per gestire non solo manifestazioni B2B ma anche eventi consumer, spettacoli dal vivo, competizioni sportive, congressi e fiere con format ibridi.

Golfetto ha sottolineato:

“Per competere serve capitale e visione: le strutture devono diventare luoghi vivi tutto l’anno, in grado di ospitare format diversi e generare ricavi ricorrenti.”

Le possibili evoluzioni del sistema

Il panorama europeo mostra già mosse significative: alcuni operatori esteri entrano nel capitale delle fiere italiane per contribuire con risorse, know‑how e reti internazionali. Un esempio recente è BolognaFiere, che nel 2022 ha aperto il capitale al gruppo britannico Informa, trasformando così il profilo societario e le prospettive di internazionalizzazione.

Golfetto ha dichiarato:

“Esistono molte strade per aumentare la competitività: partnership internazionali per replicare format consolidati all’estero e collaborazioni per valorizzare gli spazi sul territorio. I nostri principali gruppi fieristici stanno già sperimentando queste soluzioni con risultati incoraggianti.”

Le alleanze servono sia a esportare format di successo, sia a sfruttare meglio le venue durante tutto l’anno, massimizzando ricavi e marginalità attraverso eventi non tradizionali. Questo approccio tende a rompere la stagionalità delle fiere e a trasformare i quartieri espositivi in poli multifunzionali.

Il modello italiano, caratterizzato da forte frammentazione e da un tessuto di piccole e medie imprese con partecipazione pubblica nei capitali, rispecchia la struttura manifatturiera nazionale. Tuttavia, la pressione competitiva e le nuove esigenze di scala inducono a riflettere su possibili riorganizzazioni proprietarie e operative.

John Shehata ha spiegato:

“Una strada praticabile è il dépeçage: mantenere l’infrastruttura pubblica per preservare il valore territoriale e affidare la gestione degli eventi a operatori privati, in grado di innovare e competere sul piano internazionale.”

Fenomeno positivo, ma serve il Golden Power

Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, ritiene positivo l’interesse degli investitori: è un segnale che può favorire l’internazionalizzazione e la crescita delle fiere italiane. Secondo Bozzetti, occorre però un equilibrio tra apertura ai capitali e tutela degli asset strategici del sistema fieristico nazionale.

Giovanni Bozzetti ha affermato:

“Le fiere italiane devono spingersi oltre iniziative isolate: servono investimenti sistemici per acquisire manifestazioni all’estero e attrarre partner internazionali, pur salvaguardando il ruolo delle nostre eccellenze.”

Il rovescio della medaglia riguarda il rischio che operatori stranieri acquisiscano il controllo delle manifestazioni più importanti, che costituiscono vetrine globali di intere filiere produttive, come Salone del Mobile, Vinitaly, Cosmoprof, Vicenzaoro o Cibus. La perdita di controllo su questi eventi potrebbe ridurre l’effetto volano per territori e supply chain locali.

Giovanni Bozzetti ha annunciato:

“Propongo di estendere una forma di Golden Power anche al settore fieristico, per impedire che investitori esteri acquisiscano oltre il 51% del capitale di manifestazioni o quartieri fieristici strategici.”

Il Golden Power è uno strumento già utilizzato per settori considerati vitali (energia, telecomunicazioni, difesa): applicarlo alle fiere significherebbe riconoscere il loro ruolo di politica industriale e la necessità di salvaguardare l’interesse nazionale. Allo stesso tempo, una disciplina più chiara potrebbe tranquillizzare gli operatori esteri interessati a investire, purché nel rispetto di limiti e condizioni che proteggano i tessuti produttivi locali.

Dal punto di vista degli investimenti, il mercato delle fiere offre opportunità per chi sa innovare l’offerta di servizi, digitalizzare l’esperienza espositiva e creare format scalabili. Tuttavia, gli investitori devono considerare vincoli regolatori potenziali, la necessità di dialogo con autorità pubbliche e la complessità delle partecipazioni pubbliche nel capitale sociale delle Fiere italiane.

Per le amministrazioni locali e per le PMI che animano le filiere, la scelta tra apertura dei capitali e tutela del controllo strategico richiede una valutazione attenta: strumenti come partenariati pubblico‑privati, concessioni mirate e regole di governance adeguate possono essere soluzioni praticabili per conciliare sviluppo e presidio del territorio.

In sintesi

  • Un’eventuale apertura dei capitali alle fiere può accelerare la modernizzazione delle strutture e la creazione di format ibridi, ma richiede regole chiare per bilanciare competizione e interesse nazionale.
  • Il possibile uso del Golden Power rappresenta una protezione strategica che può preservare il valore territoriale, pur rischiando di frenare alcuni investimenti esteri se applicato senza criteri trasparenti.
  • Per gli investitori operativi, le opportunità maggiori sono nella gestione dei servizi, nella digitalizzazione e nello sfruttamento delle venue durante tutto l’anno; tuttavia la frammentazione del mercato italiano impone strategie di aggregazione e partnership.
  • Per le PMI e i territori ospitanti, il tema centrale è mantenere il ruolo di catalizzatori delle filiere produttive italiane, sfruttando le fiere come leve di politica industriale e internazionalizzazione.


Author: Tony
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