Antiriciclaggio: banche in prima linea sulle regole aml, ma il 58% degli intermediari non si è ancora mosso

Il nuovo Pacchetto europeo sull’Aml segna una svolta nella cornice normativa comunitaria dedicata alla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Una ricerca condotta da Aicom e EY, che ha coinvolto 52 tra i principali operatori finanziari italiani, prova a fotografare il livello di preparazione delle istituzioni e degli intermediari in vista dell’entrata in vigore delle nuove regole prevista per il 2027: il quadro emerso è però eterogeneo e mostra significative differenze tra settori.

Stato di avanzamento delle attività

Al terzo trimestre del 2026, il 19% del campione aveva già definito un piano concreto per adeguarsi al Pacchetto, mentre il 23% aveva intrapreso valutazioni preliminari sugli impatti. Tuttavia il 58% non aveva ancora avviato azioni significative: un segnale che i tempi di adeguamento variano molto a seconda della natura dell’operatore.

Le banche appaiono generalmente più proattive: quasi nove istituti su dieci avevano già programmato o iniziato attività di analisi sul tema. Invece, tra gli intermediari non bancari oltre un terzo non aveva ancora avviato riflessioni strutturate. È comunque importante ricordare che le nuove norme opereranno compiutamente dal 10 luglio 2027, lasciando margine per l’allineamento.

Impatto sulle verifiche della clientela

Secondo la ricerca, per il 79% degli intervistati l’effetto più rilevante riguarderà le procedure di adeguata verifica della clientela. Ciò implica una revisione delle policy Know Your Customer, l’adozione di strumenti digitali per il controllo e un rafforzamento delle procedure di monitoraggio delle transazioni.

Governance e ruolo dell’Esponente responsabile

Un capitolo centrale della ricerca riguarda l’Esponente responsabile AML, figura incaricata di portare i temi antiriciclaggio all’attenzione del board e di raccordare l’attività con la funzione Aml. Nel 49% dei casi questa responsabilità è stata attribuita a un consigliere del consiglio di amministrazione, mentre nel 37% è ricaduta sull’amministratore delegato.

Nonostante la diffusione dell’incarico, restano criticità operative: circa l’80% degli intermediari che ha nominato l’Esponente non ha ancora definito procedure formali per gestire eventuali dissensi con la funzione Aml. Inoltre nel 60% dei casi non sono pianificate verifiche dirette sull’attività della funzione, coerentemente con un modello che privilegia un ruolo di governance e raccordo piuttosto che di controllo operativo.

Implicazioni operative e tecnologiche

L’adeguamento al nuovo quadro normativo comporterà investimenti in tecnologia, formazione e risorse umane. Le istituzioni dovranno potenziare sistemi di surveillance automatizzati, migliorare la qualità dei dati anagrafici e aggiornare i processi di customer onboarding per ridurre il rischio di false segnalazioni e per rispettare standard più stringenti.

Per gli intermediari più piccoli il salto tecnologico potrà rappresentare una sfida significativa e potrebbe tradursi in ulteriori processi di consolidamento o in una maggiore domanda di servizi di compliance esternalizzati. Contemporaneamente, i fornitori di regtech e di consulenza specializzata potrebbero vedere un aumento della domanda sul mercato italiano ed europeo.

Rischi regolamentari e di mercato

Il rafforzamento delle norme antiriciclaggio renderà più stringenti le aspettative di vigilanza: le autorità nazionali e comunitarie potranno aumentare i controlli e le sanzioni per i soggetti non conformi. Questo contesto accentua la necessità di linee di responsabilità chiare e di evidenze documentali delle attività svolte per dimostrare il rispetto delle nuove disposizioni.

Dal punto di vista competitivo, gli operatori che investiranno tempestivamente in compliance e tecnologie potranno ridurre il rischio operativo e migliorare la qualità del servizio, trasformando la conformità in un fattore distintivo sul mercato.

Consigli pratici per l’adeguamento

Le istituzioni finanziarie dovrebbero avviare una valutazione dei gap rispetto alle future regole, definire piani di investimento pluriennali e rafforzare il training del personale coinvolto nei processi di compliance. È inoltre utile stabilire meccanismi formali per la gestione dei conflitti tra governance e funzione Aml e prevedere audit indipendenti per verificare l’efficacia delle misure implementate.

Coinvolgere il management di primo livello e assicurare il reporting puntuale al board contribuirà a integrare la compliance nel processo decisionale aziendale, riducendo il rischio di lacune operative e reputazionali.

In sintesi

  • L’entrata in vigore del Pacchetto europeo sull’Aml spingerà una forte domanda di soluzioni regtech e servizi di consulenza, creando opportunità di investimento nel settore tecnologico-finanziario italiano.
  • Il divario di preparazione tra banche e intermediari non bancari potrebbe accentuare dinamiche di consolidamento nel mercato; gli investitori dovrebbero monitorare le imprese più esposte ai costi di adeguamento.
  • Spese straordinarie per compliance e aggiornamenti tecnologici potrebbero comprimere la marginalità a breve termine, ma migliorare la resilienza operativa e la capacità competitiva nel medio periodo.
  • Per il sistema finanziario italiano, rafforzare la governance interna e formalizzare i rapporti tra Esponente responsabile AML e funzione Aml sarà cruciale per ridurre rischi regolamentari e preservare l’accesso ai mercati internazionali.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.