FSB lancia l’allarme: regole per le stablecoin transfrontaliere non testate in una grave crisi di mercato

Un rapporto del FSB individua maggiori rischi nelle cosiddette strutture a più emittenti: società affiliate possono emettere lo stesso stablecoin condividendone la responsabilità, pur detenendo gli asset di riserva in giurisdizioni diverse. Se i detentori possono convertire con qualsiasi emittente del gruppo, la domanda può concentrarsi su una singola entità mentre le riserve utili si trovano altrove, rendendo difficile il trasferimento di liquidità soprattutto in condizioni di crisi.

Il rapporto sottolinea inoltre che la mancata chiarezza normativa può complicare i reclami legali in caso di insolvenza di un emittente: stabilire quale ordinamento giurisdizionale si applica potrebbe risultare complesso e ritardare la risoluzione delle perdite per i creditori e i detentori del token.

Un altro elemento di vulnerabilità è lo scarto temporale tra i mercati: i stablecoin possono essere negoziati 24 ore su 24, mentre gli asset che ne coprono il valore operano con orari stabiliti. Durante una corsa agli sportelli questo disallineamento può diventare critico, perché se le richieste di rimborso superano la capacità di vendita degli attivi sottostanti il peg del token rischia di rompersi.

Al contrario, mercati secondari profondi e liquidi possono, attraverso l’arbitraggio, contribuire a riportare il prezzo verso il peg. Tuttavia, in scenari di tensione i venditori forzati di riserve e i prelievi dai depositi bancari possono propagare lo shock ai mercati finanziari tradizionali, generando una corsa alla liquidità più ampia.

Il FSB segnala anche un problema di qualità dei dati: la natura pseudonima di molte transazioni in criptovalute rende difficile identificare la residenza effettiva dei detentori e quindi quale giurisdizione debba intervenire, complicando la supervisione e la gestione delle crisi transfrontaliere.

Per mitigare queste criticità il rapporto invita a rafforzare la trasparenza e la cooperazione regolamentare: tra le possibili misure figurano obblighi di rendicontazione consolidata per gruppi emittenti, requisiti chiari sulla localizzazione e liquidità delle riserve, nonché meccanismi armonizzati di risoluzione cross‑border. A livello nazionale e sovranazionale, Banca d’Italia e le autorità dell’Unione Europea potrebbero dover integrare stress test specifici e standard di disclosure più stringenti per gli emittenti di stablecoin.

Per gli investitori e le istituzioni italiane le implicazioni sono concrete: esposizioni non trasparenti ai meccanismi di rimborso possono tradursi in volatilità improvvisa e ricadute sulla liquidità delle controparti bancarie. Fondi pensione, gestori e intermediari dovranno valutare con attenzione la governance degli emittenti, la localizzazione delle riserve e la robustezza dei mercati secondari prima di incrementare allocazioni su strumenti collegati a stablecoin.

Infine, ridurre l’anonimato tramite requisiti rafforzati di AML/KYC e migliorare lo scambio di informazione internazionale sono passaggi chiave per permettere alle autorità di intervenire tempestivamente e limitare il rischio di contagio finanziario.

In sintesi

  • La frammentazione delle riserve in gruppi di emittenti aumenta il rischio sistemico e richiede regole che obblighino la visibilità e la concentrazione controllata delle coperture.
  • Gli investitori italiani devono considerare la liquidità effettiva dei mercati secondari e la trasparenza delle riserve come criteri centrali per valutare il rischio di perdita in scenari di stress.
  • Una maggiore armonizzazione internazionale delle regole di risoluzione e reportistica ridurrebbe l’incertezza giuridica e diminuirebbe la probabilità di effetti a catena verso il sistema bancario tradizionale.


Author: Tony
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