Latte a 1,40 euro, ma i costi salgono alle stelle

I pastori sardi tornano a manifestare sotto il palazzo del Consiglio regionale a Cagliari, denunciando che il prezzo attuale del latte non è sufficiente a coprire i costi di produzione e che il comparto continua ad affrontare una crisi strutturale.

L’appuntamento è stato deciso dopo l’assemblea del 2 ottobre e rilanciato dai coordinatori della protesta: Mario Carai, Gianuario Falchi, Fabio Pisu e Nenneddu Sanna, che hanno mobilitato gli allevatori anche attraverso comunicazioni sui canali social.

Motivazioni della protesta

La rivendicazione principale del movimento di pastori sardi «senza bandiera» riguarda il prezzo del latte: dall’attuale 1,40 euro a litro si chiede un adeguamento ad almeno 1,50 euro, ritenuto necessario per evitare che la produzione diventi economicamente insostenibile.

Gianuario Falchi ha dichiarato:

«Con 1,40 euro al litro si lavora in perdita.»

Accanto alla questione del prezzo, i pastori segnalano l’effetto combinato dei rincari su voci di costo fondamentali: energia elettrica, carburante, e soprattutto il costo del mangime. Secondo le stime riportate dagli allevatori, un quintale di mangime costava 25–30 euro alcuni anni fa e oggi si aggira intorno ai 55 euro; il prezzo del concime è passato da circa 35 euro a 120 euro; il gasolio agricolo è salito da 0,50 euro al litro fino a 1,70 euro.

Richieste e contesto economico

Le richieste del movimento non si esauriscono con la ridefinizione del prezzo del latte. Vengono chieste misure strutturali per mitigare i costi energetici e di approvvigionamento, interventi che rendano sostenibile l’attività imprenditoriale e strumenti di tutela per evitare che gli aumenti dei beni di produzione siano interamente a carico degli allevatori.

I coordinatori della protesta hanno affermato:

«Chi ci governa, giù a Cagliari, sarà chiamato a prendere seriamente in considerazione il peso e le difficoltà del nostro comparto.»

Blocco delle movimentazioni e conseguenze pratiche

Un ulteriore elemento segnalato dai pastori è il problema legato al blocco delle movimentazioni dei bovini, che ha creato difficoltà logistiche e produttive per molte aziende. Secondo i rappresentanti, è urgente confrontarsi su soluzioni che riducano gli effetti di tali limitazioni, senza compromettere le misure sanitarie necessarie.

Fabio Pisu ha dichiarato:

«Occorre ragionare per trovare una soluzione concreta anche per il blocco delle movimentazioni dei bovini, che sta creando grosse difficoltà alle aziende.»

Impatto occupazionale e ruolo del settore

I rappresentanti del movimento richiamano anche il peso occupazionale del settore: allevamento, produzione lattiero-casearia e filiera collegata forniscono lavoro a un numero significativo di persone a livello regionale e nazionale, con ricadute sull’indotto agricolo e sulla trasformazione dei prodotti caseari tipici.

I rappresentanti del movimento hanno sottolineato:

«Il comparto garantisce circa 100 mila posti di lavoro.»

Dal punto di vista economico, la sostenibilità delle aziende ovine e bovine è collegata alla stabilità dei prezzi e a interventi pubblici che possano rendere più prevedibili i costi di produzione: strumenti di indicizzazione dei prezzi alle materie prime, contributi mirati, o agevolazioni sul costo dell’energia potrebbero ridurre la pressione finanziaria sugli allevatori.

Possibili ricadute sul mercato e sulle produzioni tipiche

Un prolungato squilibrio tra costi e ricavi può avere effetti a catena: riduzione delle stalle attive, contrazione dell’offerta di latte locale e potenziali ripercussioni sulla produzione di formaggi tradizionali, come il Pecorino e altri prodotti a denominazione d’origine. Ciò potrebbe alterare l’equilibrio tra domanda e offerta, incidendo sui prezzi al consumo e sulla competitività delle imprese italiane sui mercati esteri.

Per mitigare questi rischi servono interventi coordinati a livello regionale e nazionale, con una strategia che consideri sia il sostegno immediato alle aziende in difficoltà sia misure a medio termine per favorire investimenti in efficienza energetica, logistica e trasformazione, così da rendere le imprese più resilienti.

In sintesi

  • Un prezzo del latte mantenuto troppo a lungo sotto i costi strutturali rischia di ridurre l’offerta locale, con possibili aumenti dei prezzi e perdita di prodotti tradizionali sul mercato.
  • Per gli investitori del settore agricolo, l’attuale fase segnala la necessità di valutare interventi per l’efficientamento energetico e la diversificazione delle entrate aziendali per ridurre la vulnerabilità ai rincari delle materie prime.
  • Il coinvolgimento delle istituzioni regionali e nazionali è cruciale: politiche di sostegno mirate e strumenti di indicizzazione dei prezzi potrebbero stabilizzare i bilanci aziendali e preservare l’occupazione nella filiera.
  • Dal punto di vista macroeconomico, la crisi dei pastori evidenzia come shock dei costi possano avere ricadute sulla filiera alimentare italiana, richiedendo risposte coordinate per mantenere la competitività dei prodotti tipici sui mercati esteri.


Author: Tony
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