L’export resiste alla crisi energetica: diversificare per crescere

Una recente analisi di Promos evidenzia come la composizione settoriale delle esportazioni italiane abbia giocato un ruolo cruciale nella performance del 2025: specifici comparti regionali hanno dato un contributo significativo alla crescita complessiva dell’export nazionale.

I settori più performanti

Secondo il rapporto, l’aumento delle esportazioni farmaceutiche provenienti da Toscana, Lazio, Lombardia, Abruzzo e Campania ha inciso per circa 2,6 punti percentuali sulla crescita complessiva delle vendite estere nel corso del 2025. Un contributo aggiuntivo, pari a un punto percentuale, è stato apportato dai comparti dei metalli e prodotti in metallo della Toscana.

Il quadro energetico risulta meno critico rispetto al picco del 2022: il deficit energetico è infatti sceso da oltre 110 miliardi di euro a 46,9 miliardi nel 2025. Resta tuttavia una questione strategica per la competitività industriale, poiché i prezzi di gas ed elettricità per l’industria nell’Unione europea sono ancora superiori rispetto ad alcuni grandi partner commerciali.

I possibili scenari evolutivi

I dati relativi ai primi otto mesi dell’anno mostrano segnali positivi sui valori di fatturato e sul valore delle esportazioni, ma occorre guardare anche ai volumi e ai costi energetici: la crescita dell’export si sviluppa infatti in un contesto ancora caratterizzato da fragilità strutturali e rischi esterni.

Da Pozzo ha aggiunto:

“La competitività internazionale delle PMI va oggi interpretata anche come capacità di operare in condizioni di maggiore instabilità strutturale. Un’impresa può avere un prodotto eccellente e mercati interessanti, ma restare vulnerabile se dipende da un solo fornitore critico, da una singola rotta logistica, da un’unica fonte energetica o da pochi mercati. Le strategie di internazionalizzazione devono quindi integrare la conoscenza della domanda e dei concorrenti con una valutazione più accurata dei rischi di filiera, dell’esposizione energetica, della logistica e delle possibilità di diversificazione.”

Il nodo delle catene globali del valore

Prima della pandemia, le catene globali del valore venivano spesso giudicate in base a due parametri principali: efficienza e contenimento dei costi. Oggi a queste variabili si affiancano la continuità delle forniture, la capacità di sostituire input critici e il rischio geopolitico, elementi che hanno ridisegnato le priorità delle imprese e dei decisori pubblici.

Per le imprese italiane, in particolare per le PMI, la risposta passa per una maggiore diversificazione delle forniture, investimenti mirati in efficienza energetica e resilienza logistica, oltre a un rafforzamento delle competenze digitali per gestire meglio le reti di approvvigionamento e i rapporti con partner esteri.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, la sfida richiede un mix di azioni: incentivi per la transizione energetica e per l’adozione di soluzioni produttive meno intensive in energia, misure di sostegno per la riconversione delle filiere critiche e strumenti finanziari che permettano alle imprese di coprire i rischi legati alla logistica internazionale e alle fluttuazioni dei prezzi.

Nel medio termine, il rafforzamento delle infrastrutture di trasporto, accordi commerciali che favoriscano la riduzione delle barriere non tariffarie e un dialogo coordinato a livello europeo su approvvigionamento energetico e materie prime strategiche saranno elementi determinanti per sostenere la competitività esterna del sistema produttivo italiano.

In sintesi

  • La specializzazione regionale nei settori farmaceutico e metalmeccanico ha incrementato il peso dell’export italiano; gli investitori dovrebbero valutare opportunità in filiere ad alto valore aggiunto con potenziale di crescita internazionale.
  • La riduzione del deficit energetico riduce la vulnerabilità, ma i prezzi relativi dell’energia rimangono un fattore critico: finanziamenti mirati a efficienza e rinnovi tecnologici possono migliorare i margini delle imprese industriali.
  • La riorganizzazione delle catene del valore impone strategie di diversificazione dei fornitori e degli sbocchi; ciò apre spazi per servizi logistici, assicurativi e tecnologici orientati alla resilienza delle filiere.
  • Politiche pubbliche coordinate a livello nazionale ed europeo, insieme a strumenti finanziari per la gestione del rischio, saranno cruciali per attrarre investimenti esteri e sostenere l’internazionalizzazione delle PMI italiane.


Author: Tony
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