Made in Italy rilancia le pmi sui mercati esteri: il piano

Gli eventi internazionali sono utili, ma non bastano da soli a favorire l’ingresso delle piccole e medie imprese sui mercati esteri: servono seguire gli incontri, costruire relazioni stabili con le comunità locali e trasformare lo scambio di idee in progetti concreti e condivisi.

A indicare questa strada è Riccardo D’Urso, presidente di Tesori d’Italia e di Tesori d’Europa, che in occasione di un convegno tenutosi a Roma ha presentato un piano nazionale per la tutela e la promozione del Made in Italy, realizzato con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale.

L’obiettivo dichiarato è ampliare le opportunità di internazionalizzazione affinché i benefici non siano concentrati soltanto sulle grandi imprese, ma raggiungano anche l’artigianato e le PMI che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo italiano.

Il piano per il Made in Italy parte dai territori

La parola chiave del programma è «rigenerazione»: un processo che intende rigenerare non solo il tessuto economico, ma anche quello sociale e culturale dei territori. Secondo il progetto, valorizzare le specificità locali è la premessa per competere efficacemente sui mercati esteri, creando valore aggiunto per le imprese e rafforzando il legame con il contesto di origine.

Al centro della strategia sono le persone e i territori: è da queste micro-economie che nascono le produzioni distintive e le relazioni che possono trasformarsi in partnership internazionali. Il primo passo operativo previsto dal piano è mettere in contatto diretto le aziende italiane con le comunità dei Paesi interlocutori, in modo da favorire scambi duraturi e progetti congiunti.

Riccardo D’Urso ha dichiarato:

“In primis stiamo facendo dialogare le imprese direttamente con le comunità locali giapponesi, nel nostro caso: è da questi contatti che nascono opportunità reali e sostenibili.”

Il legame con il Giappone, da Expo Osaka 2025 al World Longevity Summit 2027

Il Giappone è il terreno su cui il progetto viene testato e ampliato. Le attività menzionate includono il coinvolgimento nelle iniziative legate a Expo Osaka 2025, l’apertura di uffici operativi a Osaka e il percorso verso il World Longevity Summit 2027, appuntamenti che offrono piattaforme concrete per esposizione, networking e alleanze strategiche.

La scelta del mercato giapponese non è casuale: si tratta di un contesto con un forte interesse per la qualità, la tradizione artigiana e le soluzioni nell’ambito della salute e del benessere legate all’invecchiamento della popolazione. Ciò apre spazi per le imprese italiane nei settori agroalimentare di eccellenza, design, tecnologie per la longevità e servizi innovativi per la cura della persona.

Nel modello proposto i gemellaggi tra comunità e la cooperazione territoriale vengono considerati strumenti praticabili per far nascere idee e scambiare progetti: non semplici cerimonie ma ponti operativi che favoriscono trasferimento tecnologico, eventi congiunti e iniziative commerciali dal respiro pluriennale.

Rigenerazione, strumenti e politiche di sostegno

Per tradurre il piano in risultati occorrono strumenti di accompagnamento: assistenza all’export, programmi di formazione sul mercato estero, supporto nella certificazione delle produzioni e accesso a finanziamenti mirati. Ruolo chiave spetta agli enti locali e alle Camere di Commercio, che possono mediare tra imprese e controparti estere, facilitare la partecipazione a fiere internazionali e sostenere la nascita di reti di impresa.

Dal punto di vista finanziario, la strategia richiede forme di capitale paziente e incentivi che favoriscano investimenti in internazionalizzazione e digitalizzazione delle PMI. Le iniziative di lungo periodo — come uffici permanenti all’estero o progetti di co-creazione con comunità locali — necessitano di pianificazione e di strumenti di valutazione che misurino impatto economico, occupazionale e culturale.

Infine, la sostenibilità e la capacità di adattamento culturale sono fattori distintivi: per avere successo sui mercati esteri non basta esportare prodotti, ma è essenziale saper comunicare valori, qualità e storie territoriali in modo calibrato rispetto ai pubblici locali.

In sintesi

  • Il modello territoriale proposto può aumentare la resilienza delle PMI italiane, ma richiede investimenti strutturali in capacità manageriali e infrastrutture per l’export.
  • Il focus sul Giappone evidenzia opportunità nei settori legati alla longevità e al food di qualità: gli investitori dovranno valutare progetti con orizzonti pluriennali e partnership locali.
  • Politiche pubbliche mirate — incentivi, formazione e supporto alla certificazione — sono decisive per trasformare gli scambi culturali in flussi commerciali stabili.
  • Per gli operatori finanziari e i fondi specializzati, la strategia rappresenta un segnale di domanda crescente per strumenti che combinino rendimento economico e impatto territoriale.


Author: Tony
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