El Niño in arrivo: Onu avverte picco a dicembre, potrebbe essere tra i più forti dal 1950
- 9 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
El Niño continuerà a rafforzarsi nei prossimi mesi e potrebbe raggiungere il picco a dicembre, con una probabilità vicina al 100% che persista fino a febbraio 2027 secondo l’ultimo aggiornamento stagionale sul clima pubblicato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm).
Celeste Saulo ha annunciato:
“El Niño è ormai pienamente instaurato e si sta rafforzando rapidamente. Questo fenomeno non aggiunge nuovo calore al pianeta, ma rilascia quello che l’oceano aveva già immagazzinato sotto la superficie. È per questo che un evento di forte intensità coincide spesso con uno degli anni più caldi mai registrati. L’oceano da cui proviene questo calore è il più caldo che abbiamo mai misurato: c’è semplicemente più calore disponibile da rilasciare.”
Secondo l’Omm, le temperature superficiali del mare nell’Oceano Pacifico tropicale centro-orientale toccheranno livelli eccezionali tra ottobre, novembre e dicembre 2026, condizionando i pattern meteorologici mondiali e generando impatti su economie, ecosistemi e comunità a livello globale.
El Niño si manifesta con periodicità irregolare, mediamente ogni due-sette anni, e dura generalmente tra i nove e i dodici mesi. Gli episodi intensi tendono a determinare temperature medie superiori alla norma su vaste aree del pianeta e a modificare la distribuzione delle precipitazioni, aumentando la probabilità di siccità in alcune regioni e di precipitazioni abbondanti e alluvioni in altre.
Le misurazioni e i record attesi
Le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale centro-orientale vengono monitorate tramite l’indice Niño 3.4. Questo indice è salito da una media di +1,6 °C sopra la norma a giugno 2026, mese in cui il Servizio Meteorologico degli Stati Uniti ha annunciato il ritorno del fenomeno, fino a +2,5 °C ad agosto 2026.
Per il trimestre ottobre-novembre-dicembre si stima che l’anomalia stagionale media della temperatura superficiale del mare possa raggiungere circa +3,7 °C, con un possibile picco verso dicembre: se confermato, sarebbe il valore più elevato mai osservato dall’inizio delle rilevazioni, superando il precedente record di +2,6 °C registrato tra novembre 2015 e gennaio 2016.
Un valore così alto dell’Niño 3.4 indica non solo una fase intensa del ciclo oceanico-atmosferico, ma anche una grande quantità di calore accumulato nello strato superficiale e subsuperficiale dell’oceano, una caratteristica che negli ultimi decenni è stata accentuata dall’aumento della temperatura degli oceani legato ai cambiamenti climatici.
Implicazioni per settori e territori
Gli effetti di un El Niño particolarmente forte possono estendersi ben oltre le regioni pacifiche: alterazioni nelle correnti atmosferiche e nei modelli di precipitazione possono influenzare produzioni agricole, disponibilità idrica e produzioni energetiche in aree lontane dall’equatore.
Per l’Italia, pur non essendo un’area direttamente soggetta agli effetti tipici del Pacifico, crescono i rischi indiretti. Mercati agricoli globali possono registrare shock di offerta per commodity sensibili a El Niño — come caffè, zucchero e alcuni cereali — con ricadute sui prezzi mondiali e quindi sui costi delle importazioni. Eventuali crisi produttive in Paesi esportatori possono trasmettersi a filiere italiane già sotto stress.
I settori assicurativo e finanziario devono valutare potenziali aumenti delle richieste di risarcimento per eventi meteorologici estremi in varie aree del mondo, mentre i mercati energetici potrebbero subire volatilità: la domanda di raffreddamento o riscaldamento, la produzione idroelettrica variabile e i cambiamenti nei flussi commerciali d’energia potrebbero impattare i prezzi all’ingrosso.
Amministrazioni pubbliche e imprese italiane dovrebbero considerare misure di adattamento: rafforzamento delle infrastrutture idriche, piani di gestione del rischio agricolo, diversificazione delle forniture di materie prime e strumenti di copertura finanziaria per proteggere bilanci e approvvigionamenti.
Quali scenari preparare
Gli operatori dei mercati e gli investitori possono monitorare indicatori chiave come l’andamento dell’Niño 3.4, le previsioni stagionali e le condizioni delle colture nei principali Paesi esportatori per valutare esposizioni e opportunità. Strategie di hedging su commodity, investimenti in tecnologie di risparmio idrico e in infrastrutture resilienti risultano rilevanti per ridurre la vulnerabilità economica.
Infine, un evento di grande intensità sottolinea l’importanza di politiche climatiche a lungo termine: la maggiore capacità degli oceani di immagazzinare calore implica che gli eventi naturali si inseriscono su uno sfondo climatico mediamente più caldo, con conseguenze sistemiche per economia e società.
In sintesi
- L’intensificazione di El Niño aumenta il rischio di shock sulle commodity agricole; gli importatori italiani dovrebbero valutare strategie di copertura e diversificazione delle forniture.
- I mercati energetici possono diventare più volatili: investimenti in efficienza e fonti rinnovabili contribuiscono a ridurre l’esposizione ai picchi di prezzo legati a variazioni climatiche.
- Le imprese e le amministrazioni locali dovrebbero prioritizzare investimenti in infrastrutture idriche e strumenti assicurativi per attenuare l’impatto economico di eventi estremi connessi a un forte El Niño.