Data center: in Italia boom di investimenti potenziali da 37 miliardi di euro
- 9 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Trentasette miliardi di euro potenziali, una domanda trainata dall’intelligenza artificiale e un freno segnalato dagli operatori: la certezza delle regole. Per i data center italiani la sfida consiste nel trasformare gli annunci in infrastrutture operative e sostenibili, e la ricerca di mercato 2026 di Ida, presentata al Data Center Symposium di Roma, stima in circa 37 miliardi gli investimenti infrastrutturali cumulati possibili tra il 2026 e il 2036. Questa valutazione riflette la piena realizzazione dei progetti qualificati e dipende da variabili come la disponibilità di energia, le connessioni di rete, i permessi, le competenze e la disponibilità di siti idonei.
Il punto di partenza è una capacità informatica installata a fine 2025 pari a circa 760 megawatt: di questi, circa 460 megawatt sono parte del mercato commerciale e circa 300 megawatt sono collocati nei centri di aziende e pubbliche amministrazioni. Le proiezioni per il segmento commerciale indicano una traiettoria verso i 2–2,3 gigawatt entro il 2031, se si realizzano condizioni favorevoli su rete ed energia.
Il portafoglio dei progetti qualificati richiede una lettura per fasi: dei complessivi 1.839 megawatt censiti, 230 megawatt sono in costruzione, 673 megawatt sono in sviluppo e 936 megawatt sono in fase preliminare. Più della metà della capacità identificata resta quindi nelle fasi meno mature, il che segnala un’opportunità industriale rilevante ma non un calendario certo di accensione. L’accelerazione dipenderà in larga misura dalla capacità di coordinare le reti elettriche con lo sviluppo dei siti e dalle procedure autorizzative.
Luca Beltramino ha dichiarato:
“Gli ostacoli sono soprattutto di tipo normativo. Secondo noi, secondo Ida, sarebbe molto interessante se a livello di Paese avessimo una normativa riguardo i data center molto chiara, che desse certezze alle regole nazionali, che copra tutta la nazione.”
La richiesta di una cornice normativa nazionale nasce dalla necessità di uniformare criteri tecnici, ambientali e urbanistici, lasciando poi alle regioni la possibilità di adattare i dettagli alle specificità locali. Nel contesto attuale alcune Regioni hanno già avviato propri iter legislativi, ma secondo gli operatori la mancanza di un quadro unico rallenta investimenti e decisioni industriali.
Adolfo Urso ha sottolineato:
“Oltre 7 miliardi di euro sono già stati investiti e altri 25 miliardi sono stati annunciati per i prossimi anni.”
Il ministro ha distinto questi numeri dalla proiezione decennale della ricerca, rimarcando però la dimensione strategica del settore per la competitività digitale del Paese. Urso ha poi rilanciato Palermo come possibile sede di un’agenzia europea dedicata alla sicurezza dei cavi sottomarini nel Mediterraneo, sottolineando come la localizzazione di strutture europee possa favorire attrazione di investimenti e sviluppo di competenze territoriali.
Gilberto Pichetto Fratin ha affermato:
“La questione dei data center è una questione di centralità digitale, ma significa dotarsi di infrastrutture che ci portano ad avere investimenti strategici nel settore digitale.”
Dal punto di vista ambientale e infrastrutturale, la crescita dei data center richiederà un bilanciamento tra domanda di potenza e obiettivi di sostenibilità: investimenti in efficienza energetica, fonti rinnovabili dedicate e sistemi di raffreddamento a basso impatto saranno elementi decisivi per rendere i progetti realizzabili e accettabili sul piano sociale e regolatorio.
Per gli investitori e gli operatori il nodo regolatorio è associato a rischi di tempistica e di rendimento: in assenza di certezze sulle autorizzazioni e sulle connessioni di rete, molti progetti possono slittare o vedere aumenti dei costi. Sul versante occupazionale e di sviluppo industriale, la crescita dei data center può stimolare formazione tecnica specialistica, catene di fornitura locali e nuove opportunità per le imprese di ingegneria e costruzione.
In sintesi
- La prospettiva di investimenti fino a 37 miliardi crea opportunità per il settore energetico e delle costruzioni; tuttavia la realizzazione dipenderà dalla capacità di programmare l’espansione della rete elettrica e di offrire energia rinnovabile dedicata.
- Per gli investitori istituzionali e i fondi infrastrutturali, l’assenza di un quadro normativo nazionale aumenta il premio per il rischio: una regolazione chiara potrebbe ridurre il costo del capitale e accelerare la realizzazione dei progetti.
- L’insediamento di strutture europee o iniziative strategiche, come la proposta su Palermo, può fungere da catalizzatore per lo sviluppo locale, aumentando la domanda di servizi digitali e favorendo programmi di formazione tecnica specializzata.
- Le aziende italiane del settore hanno spazio per crescere nella filiera dei servizi e nella fornitura di soluzioni sostenibili; una strategia industriale coordinata migliorerebbe la competitività nazionale nel mercato europeo dei data center.