Pensioni, in Italia solo il 21% si sente preparato: la maggioranza con meno di 250mila euro è impreparata
- 8 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Entro il 2045 in Europa il rapporto tra lavoratori e pensionati si ridurrà sensibilmente, passando da circa tre occupati per ogni pensionato a meno di due, mentre il tasso medio di sostituzione delle pensioni pubbliche nell’Unione Europea è previsto scendere dal 45% al 41%.
Lo studio e i dati principali
I risultati emergono da una ricerca condotta da Boston Consulting Group (BCG), che ha coinvolto oltre 6.000 intervistati in Francia, Germania, Italia e Spagna, integrata da 61 interviste individuali e quattro sessioni di gruppo. Lo studio evidenzia ampi gap di consapevolezza rispetto agli strumenti pensionistici integrativi disponibili.
Tra i risparmiatori europei con un patrimonio finanziario e immobiliare inferiore a 250.000 euro, l’80% non si considera adeguatamente preparato alla pensione; nello specifico in Italia solo il 21% si dichiara preparato (2% molto preparati, 19% abbastanza). Anche tra chi possiede un capitale più elevato quasi la metà nutre analoghe preoccupazioni.
Consapevolezza e adesione ai prodotti pensionistici
Il problema individuato non è tanto la propensione al risparmio quanto l’accesso alle informazioni: molti non conoscono l’offerta disponibile. Nel segmento ritenuto più promettente per i prodotti pensionistici privati, solamente il 54% sa che tali soluzioni esistono e meno del 60% di chi è a conoscenza possiede effettivamente un piano.
Quando vengono adeguatamente informati sulle caratteristiche e sui vantaggi delle soluzioni previdenziali complementari, il quadro cambia: il 74% degli intervistati manifesta interesse e, in media, aumenterebbe di 10 punti percentuali la quota di risparmio destinata alla pensione.
Canali informativi e ruolo dei consulenti
La ricerca mette in luce anche una forte propensione all’autodidattica: due terzi degli intervistati cercano informazioni sulla pensione da soli, ricorrendo a ricerche online o all’intelligenza artificiale. Il 40% si affida invece a reti amicali e familiari, preferendole rispetto a consulenti bancari, assicurativi o fiscali.
Il fenomeno è più marcato tra gli under 35, che già oggi utilizzano strumenti di GenAI per informarsi sulla previdenza più di quanto si rivolgano a un consulente bancario. Tra il 12% del campione insoddisfatto delle interazioni con un advisor, la motivazione più citata è la percezione di scarsa imparzialità (40%), segnalata molto più spesso della mancanza di chiarezza o della sensazione di non essere ascoltati.
Il mercato italiano della previdenza complementare
In Italia la previdenza complementare vale oggi circa 243 miliardi di euro, ripartiti in 99 miliardi relativi a piani individuali e 144 miliardi a piani aziendali. Le proiezioni indicano una crescita annua attesa fino al 2035 del 3,8% per i piani individuali e del 2% per quelli aziendali.
Il sistema italiano non ha però subito una riforma strutturale paragonabile a quelle introdotte in altri Paesi europei. Dal 2007 è attivo un meccanismo di adesione automatica ai fondi pensione integrativi basato sul silenzio-assenso, ma le modifiche successive sono state perlopiù incrementali piuttosto che sistemiche.
Implicazioni per operatori, mercati e politiche pubbliche
Per assicuratori e gestori patrimoniali la diffusa sottovalutazione dell’offerta rappresenta una opportunità commerciale: comunicazione più efficace e prodotti semplificati potrebbero convertire l’interesse latente in piani effettivi. Ciò richiede investimenti in strumenti digitali, consulenza personalizzata e prodotti trasparenti.
Dal punto di vista macroeconomico, un incremento strutturale dei risparmi destinati alla previdenza complementare può alimentare la domanda di asset a lungo termine, sostenendo il mercato del debito a lungo termine e gli investimenti infrastrutturali. Per gli investitori istituzionali italiani si apre la possibilità di allocazioni più stabili su orizzonti pluriennali.
Sul piano delle politiche pubbliche, la sfida è duplice: migliorare l’alfabetizzazione finanziaria e ripensare incentivi fiscali e meccanismi di adesione per allineare le scelte individuali agli obiettivi di sostenibilità del sistema pensionistico. Misure che favoriscano l’adesione automatica combinata a campagne informative mirate potrebbero aumentare l’adozione senza ricorrere a interventi fiscali onerosi.
Infine, il ruolo dei consulenti deve evolvere: la percezione di conflitto d’interesse va affrontata con standard più stringenti di trasparenza, remunerazione e formazione, e con l’integrazione di canali digitali che rispondano alle nuove modalità di informazione degli under 35.
In sintesi
- La carenza di conoscenza dei prodotti pensionistici è un freno maggiore del basso risparmio: migliorare la comunicazione può tradursi rapidamente in maggiori masse gestite e in un aumento degli investimenti a lungo termine.
- Per gli operatori finanziari italiani l’investimento in strumenti digitali e in consulenza indipendente rappresenta una leva competitiva chiave per convertire l’interesse in adesioni concrete.
- Un ampliamento della platea di aderenti alla previdenza complementare favorirebbe la stabilità finanziaria a lungo termine, creando nuove opportunità di finanziamento per progetti infrastrutturali e produttivi nazionali.
- Le politiche pubbliche efficaci dovranno combinare silenzio-assenso, incentivi mirati e programmi di educazione finanziaria per ridurre il rischio futuro di bassa sostituzione pensionistica tra i lavoratori italiani.