Trasporti e logistica, la spinta che vale il 19% del pil

Centro studi Confindustria (CsC) stima che la filiera integrata dei trasporti e della logistica rappresenti il 19% del Pil, corrispondente a circa 341 miliardi di valore aggiunto generato nell’intera economia, e dia lavoro a 4,67 milioni di persone, pari al 19,5% dell’occupazione nazionale. Lo studio è stato presentato durante l’assemblea di Federtrasporto tenutasi a Roma, con la partecipazione in videocollegamento dei ministri Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini.

Per la prima volta, l’analisi del CsC considera la mobilità delle persone e delle merci come un unico sistema industriale integrato. Il macrosettore valutato comprende tutte le modalità di trasporto terrestri, marittime e aeree; la logistica svolta in conto proprio dalle imprese; il magazzinaggio e le attività di supporto; i servizi postali e di corriere; nonché la manutenzione dei mezzi. La conclusione chiave è che blocchi e inefficienze nella filiera logistica hanno impatti immediati e spesso estesi sull’intero tessuto economico e sociale del Paese.

Le parole dei protagonisti

Paolo Colombo ha dichiarato:

“I sistemi di mobilità delle persone e delle merci in Italia non possono più essere considerati attività ancillari o un semplice costo da comprimere: vanno intesi come una leva di politica industriale e della competitività nazionale. Questo vale per la mobilità delle persone, per la sua incidenza sulla qualità della vita e sull’attrattività turistica, e per la manifattura, che usa il trasporto sia per gli approvvigionamenti sia per la distribuzione e l’export. Dobbiamo accompagnare le imprese nel passaggio dal franco fabbrica al franco destino. Governare il prodotto fino al mercato di destinazione significa presidiare l’intero ciclo industriale e non cedere ad altri una leva competitiva decisiva.”

L’intervento mette in evidenza come una politica industriale efficace debba riconoscere la logistica e i trasporti come infrastrutture produttive, non solo come costi di funzionamento, poiché influenzano direttamente l’attrattività degli investimenti e la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati esteri.

Investimenti e priorità infrastrutturali

Leopoldo Destro ha affermato:

“Con la conclusione del PNRR la sfida è assicurare continuità agli investimenti per colmare il gap infrastrutturale: per le sole infrastrutture di trasporto in Italia serviranno circa 550 miliardi nei prossimi 15 anni. È prioritario completare i corridoi TEN-T che attraversano il Paese, così da mantenere le nostre imprese connesse alle grandi reti europee, e promuovere l’intermodalità delle merci, ancora insufficientemente sviluppata.”

Secondo Destro, governare l’ultimo anello della catena logistica e valorizzare il franco destino è essenziale perché il processo produttivo si considera concluso solo al raggiungimento del cliente finale. Ha inoltre ricordato che i Paesi con migliori performance logistiche ottengono fino a un punto percentuale in più di crescita del Pil e aumentano l’interscambio commerciale fino al 2%.

Il Logistics Performance Index della Banca mondiale colloca l’Italia al 19° posto su 139 Paesi valutati; secondo Destro, l’obiettivo strategico dovrebbe essere l’ingresso nei primi cinque posti, condizione che richiede investimenti strutturali e migliori politiche di governance delle infrastrutture.

Implicazioni operative e politiche

Oltre al finanziamento delle grandi opere, lo studio indica la necessità di interventi sul versante operativo: potenziamento dell’intermodalità ferroviaria e portuale, digitalizzazione dei processi di gestione della catena logistica, semplificazione normativa e incentivi per soluzioni di ultimo miglio più sostenibili. Questi elementi sono cruciali per ridurre i costi logistici delle imprese italiane, migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e sostenere le esportazioni.

Sul piano finanziario, garantire la continuità degli investimenti richiederà una combinazione di risorse pubbliche, attivazione di strumenti europei e maggiore ricorso a partenariati pubblico-privati. Sul piano sociale e del lavoro, la transizione verso una logistica più efficiente e verde impone programmi di formazione per aggiornare le competenze del personale coinvolto nella filiera.

In sintesi

  • L’ampia rilevanza della filiera logistica rende prioritari investimenti mirati: il mercato logistico più efficiente può ridurre i costi per le imprese e liberare risorse per innovazione e export.
  • Per gli investitori, l’attenzione si sposterà su progetti di intermodalità, digitalizzazione e infrastrutture portuali/ferroviarie, aree con potenziale ritorno economico sostenuto da politiche pubbliche di lungo periodo.
  • Dal punto di vista macroeconomico, migliorare le performance logistiche può sostenere la crescita del Pil e rafforzare la capacità dell’Italia di integrarsi nelle catene del valore europee, con effetti positivi su occupazione e bilancia commerciale.


Author: Tony
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