Tabacco, resta il calendario fiscale ma pesa l’ombra della riforma Ue sul gettito
- 18 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il gettito fiscale derivante dal settore del tabacco continua a crescere, attestandosi nel 2024 a un livello senza precedenti di 15,2 miliardi di euro, di cui 11,4 miliardi provenienti dalle accise e 3,8 miliardi dall’Iva. Parallelamente, aumentano le preoccupazioni riguardo alle nuove normative europee che, con l’intento di uniformare la tassazione, promettono un nuovo inasprimento fiscale. La differenza sostanziale è che gli incrementi fiscali andrebbero direttamente nelle casse di Bruxelles. La filiera, riunita in occasione della presentazione del “Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo e non da fumo 2025”, elaborato da Logista in collaborazione con la Fondazione Tor Vergata, mette fin da subito in guardia: «Sarà essenziale adottare un approccio equilibrato che persegua i molteplici obiettivi senza cadere in derive ideologiche o strumentali».
Italia pioniera nella tassazione dei prodotti da tabacco
«Il percorso fiscale per il settore tabacchi sta per giungere a conclusione», evidenzia Maurizio Leo, vice ministro dell’Economia e delle Finanze. «Con la prossima legge di Bilancio dovremo definire un nuovo assetto pluriennale. Questo sarà un momento determinante che affronteremo con attenzione e ascolto, considerando le necessità di un comparto strategico per il nostro Paese, in cui la programmazione fiscale costituisce un modello virtuoso in ambito europeo».
Federico Freni, sottosegretario all’Economia, aggiunge: «La tassazione sui prodotti del tabacco continuerà a crescere, ma in modo ragionevole, progressivo e senza populismi. In tale prospettiva, il calendario fiscale verrà mantenuto per garantire certezza, indicando fin da ora gli oneri futuri». Secondo Freni, è la stabilità normativa a sostenere il gettito, che considerando anche l’indotto sale fino a 22 miliardi di euro.
L’Italia, quindi, non è stata colta impreparata dall’incremento delle aliquote proposto dall’Unione Europea, ma si critica una impostazione che mira a incrementare la pressione fiscale per combattere il contrabbando. I dati infatti smentiscono questa correlazione.
Diventa dunque rilevante far valere nelle negoziazioni il modello italiano, che risulta più virtuoso rispetto a quello adottato da Francia, Spagna e persino Paesi Bassi, dove i prodotti illegali costituirebbero il 44% dei prodotti da fumo.
Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ricorda: «L’Italia, con la normativa introdotta nel 2015 che distingue chiaramente tra prodotti tradizionali e innovativi, si colloca all’avanguardia in Europa. Il nostro obiettivo è continuare a promuovere un quadro regolatorio equilibrato che consideri salute, economia e innovazione, anche negli interventi futuri riguardanti la regolamentazione e la tassazione dei prodotti del tabacco a livello europeo».
Per Tommaso Foti, ministro per gli Affari Europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, è fondamentale che a livello comunitario rimanga una differenziazione fiscale e regolatoria tra prodotti da fumo tradizionali e prodotti innovativi, come il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche.
Foti sottolinea inoltre che il processo decisionale dovrà coinvolgere tutti gli Stati membri, garantendo al contempo una flessibilità applicativa che tenga conto delle diverse autonomie operative e normative che ogni Paese potrebbe rivendicare.