Dal conto termico ai nuovi aiuti per le pmi: tutte le ipotesi sul tavolo contro il caro energia
- 3 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il governo intende sfruttare la flessibilità concessa da Bruxelles in materia energetica per concentrare risorse su chi finora è rimasto ai margini degli interventi contro il caro energia: soprattutto il ceto medio e le pmi, con l’obiettivo di coniugare aiuti mirati e misure di rafforzamento strutturale del sistema energetico nazionale.
Le ipotesi di intervento vengono elaborate lungo il filo che collega il ministero dell’Economia al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin, e devono rispettare i paletti europei che escludono i sussidi generalizzati a favore di soluzioni con impatto duraturo sulla resilienza energetica.
Potenziamento del conto termico
Tra le poche certezze sul tavolo c’è il rafforzamento del conto termico, con norme ad hoc per estendere gli incentivi all’efficientamento anche ad altri segmenti della pubblica amministrazione, come università e ospedali. L’intervento vuole inoltre risolvere le criticità emerse nelle ultime settimane, quando il numero elevato di richieste ha portato il Gse a sospendere il vecchio meccanismo.
Per i piccoli Comuni si sta valutando un meccanismo di priorità e coperture differenziate (una sorta di décalage), che garantirebbe il finanziamento al 100% per il primo progetto della stessa amministrazione e una copertura all’80% per gli interventi successivi, così da favorire investimenti locali anche in contesti con scarsa capacità finanziaria.
Aiuto strutturale per le pmi
Un’altra linea di lavoro riguarda misure dedicate alle pmi, tra cui l’ipotesi di un nuovo ecobonus con detrazione al 65% pensato per interventi di ristrutturazione volti all’elettrificazione dei consumi: pompe di calore, piccoli impianti fotovoltaici anche in balcone fino a 1 kW e altre tecnologie che riducono l’uso di combustibili fossili. Questa opzione è stata richiamata dal viceministro Maurizio Leo come possibile strumento di policy.
Parallelamente si sta valutando un rafforzamento della garanzia di ultima istanza per facilitare l’accesso delle imprese ai Ppa (contratti di acquisto di energia a lungo termine a prezzo fisso), una leva che potrebbe rendere più agevole la programmazione degli investimenti energetici aziendali e la contrattazione di lungo periodo.
L’enfasi sull’elettrificazione risponde a due obiettivi: contenere la spesa energetica operativa delle imprese nel medio periodo e stimolare la domanda di tecnologie rinnovabili, con effetti positivi per la filiera degli installatori e dei produttori di componentistica.
Estensione dell’energy release
La proposta più ambiziosa — e quella che suscita maggiore interesse tra le categorie produttive — è l’ampliamento dell’energy release, il meccanismo che assicura a determinati consumatori industriali forniture a prezzo calmierato (indicativamente 65 euro per MWh) in cambio dell’impegno a realizzare nuova capacità energetica green.
Secondo i dati illustrati dall’amministratore delegato del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, al Italian Energy Summit, il meccanismo ha già prodotto risultati significativi: circa 480 contratti sottoscritti, 3.238 società coinvolte e 23,6 TWh assegnati sui 24 TWh disponibili. Sul piano finanziario sono state già erogate somme rilevanti (con un primo miliardo liquidato nel 2025 e ulteriori disponibilità per l’anno in corso), dati che ne confermano il gradimento tra gli utenti.
Tuttavia l’ampliamento incontra vincoli di compatibilità con le regole europee in materia di aiuti di Stato: il disegno definitivo dovrà bilanciare l’orientamento industriale con le esigenze di non creare distorsioni concorrenziali, rispettando le condizioni poste da Bruxelles.
Implicazioni politiche e tecniche
Le scelte che verranno prese hanno ricadute sia sul piano politico sia su quello operativo: da un lato il governo deve dimostrare di orientare risorse verso soggetti economicamente vulnerabili senza incorrere in richiamo europeo; dall’altro è necessario predisporre strumenti amministrativi in grado di velocizzare l’erogazione degli incentivi e di verificare l’effettiva realizzazione degli interventi.
Dal punto di vista tecnico-finanziario, misure come l’estensione dell’energy release o la maggiore accessibilità ai Ppa possono ridurre il rischio di prezzo per le imprese energivore e favorire una più rapida penetrazione delle rinnovabili, ma richiedono un’attenta calibrazione di garanzie, scadenze e audit per evitare impatti non sostenibili sui conti pubblici.
Infine, per massimizzare l’efficacia degli interventi sarà importante accompagnare le misure finanziarie con supporto tecnico ai territori e alle piccole amministrazioni, affinché la domanda di investimenti non si scontri con colli di bottiglia normativi o con carenze di capacità progettuale.
In sintesi
- L’ampliamento degli incentivi all’efficientamento e l’estensione dell’energy release possono stabilizzare i costi energetici per l’industria, rendendo le imprese italiane più competitive sui mercati internazionali; tuttavia, la sostenibilità finanziaria delle misure richiede rigore nella progettazione degli aiuti.
- Un ecobonus mirato e un conto termico potenziato accelererebbero la domanda di pompe di calore e pannelli fotovoltaici, creando opportunità per la filiera delle rinnovabili e stimolando investimenti privati in tecnologie a basse emissioni.
- Il potenziamento delle garanzie per l’accesso ai Ppa potrebbe favorire l’adozione di contratti a lungo termine da parte delle pmi, contribuendo a ridurre il rischio prezzo e a facilitare l’accesso al credito per progetti di decarbonizzazione aziendale.
- Per evitare effetti distorsivi e garantire impatti duraturi servono criteri chiari di condizionalità, monitoraggio e complementarietà con i fondi europei; la capacità amministrativa locale sarà un fattore critico per la rapida e corretta attuazione delle misure.