Kering, De Meo: nessuna intenzione di delocalizzare, l’Italia resta pilastro strategico
- 30 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
De Meo ha riconosciuto che anche le maison hanno responsabilità nella recente evoluzione del settore: molte aziende si sono concentrate sul segmento più esclusivo del lusso, trascurando il cliente aspirazionale e la fascia intermedia tra alta moda e prodotti più accessibili.
De Meo ha dichiarato:
“L’industria ha vissuto un po’ una forma di strabismo con una focalizzazione sulla parte alta del lusso e dimenticandosi del cliente aspirazionale e di quello che sta in mezzo tra il lusso alto e l’aspirazionale.”
Secondo il dirigente, la sfida non consiste tanto in una semplice manovra sui prezzi quanto nel ricostruire un equilibrio credibile tra prezzo, prodotto e valore percepito dal consumatore. Per questo motivo il gruppo sta rimettendo al centro creatività e qualità come leve per generare desiderabilità.
De Meo ha concluso:
“In Kering ci stiamo concentrando sulla creatività, sul prodotto, sulla qualità. Il cliente arriva quando hai costruito una certa desiderabilità.”
Armani, nessun dossier sul tavolo
Sul fronte delle possibili operazioni straordinarie, De Meo ha escluso un interesse da parte di Kering per la maison Giorgio Armani, smentendo voci su un coinvolgimento del gruppo francese nella successione azionaria.
De Meo ha risposto ai giornalisti:
“Non siamo nel testamento di Giorgio Armani. Abbiamo altre sfide.”
Lo stilista, scomparso lo scorso anno, aveva indicato come potenziali acquirenti grandi gruppi internazionali del lusso, tra cui LVMH, EssilorLuxottica e L’Oréal, oltre a realtà industriali del settore. De Meo ha quindi escluso qualsiasi interesse di Kering verso l’acquisizione di una partecipazione di minoranza nella maison.
Secondo quanto comunicato dalla dirigenza della maison, la prima tranche del 15% della proprietà di Giorgio Armani dovrebbe essere ceduta entro 18 mesi dalla scomparsa dello stilista e potrebbe essere ripartita tra più compratori, come spiegato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato Giuseppe Marsocci a margine della sfilata per la collezione primavera-estate 2027 a Milano.
De Meo: «Il lusso ha un tempo molto lungo»
Riguardo al quadro generale del mercato, De Meo ha invitato a guardare oltre l’immediatezza dei mercati finanziari e dei media, sottolineando che il ciclo del lusso è più lungo e richiede pazienza e resilienza strategica.
De Meo ha spiegato:
“Devo tenere uno sguardo a medio-lungo periodo, prendere prospettiva anche se il sistema, i media, i mercati ovviamente sono molto impazienti. Il lusso ha un tempo molto lungo e noi dobbiamo avere la pazienza, la resilienza, di non farci imbarcare. Guardando le serie storiche, questo è un settore che di fatto cresce più che proporzionalmente rispetto alla crescita della ricchezza a livello mondiale.”
Sul tema della domanda futura, il ceo ha richiamato l’attenzione sull’espansione della popolazione benestante globale: quella che può permettersi spese consistenti per prodotti e servizi di lusso. Se oggi questo bacino è stimato intorno agli 80 milioni di individui con almeno un milione di dollari di patrimonio disponibile, nei prossimi anni potrebbe ampliarsi sensibilmente, aumentando così la domanda complessiva per il settore.
De Meo ha aggiunto:
“Ci rivolgiamo alla popolazione benestante, cioè tecnicamente della gente che ha almeno un milione di dollari in tasca da spendere tra prodotti e servizi di lusso. Oggi parliamo di 80 milioni di persone sul pianeta e se i numeri sono veri, come dovrebbe essere, probabilmente questo bacino raddoppierà.”
Per comprendere le implicazioni strategiche, è utile ricordare il posizionamento di Kering nel panorama internazionale: il gruppo possiede marchi con forte identità creativa ed è concorrente diretto di realtà come LVMH. L’orientamento verso qualità e desiderabilità punta a rafforzare il potere di prezzo delle collezioni, ma richiede investimenti continui in prodotto, comunicazione e controllo della distribuzione.
Dal punto di vista del mercato e degli investitori, operazioni come la possibile cessione di quote di Giorgio Armani influenzano le dinamiche di concentrazione del settore e possono creare opportunità o rischi per i gruppi quotati: l’ingresso di nuovi azionisti, la frammentazione delle partecipazioni e le scelte di governance incidono su valutazioni e sulla capacità di pianificazione a lungo termine.
In sintesi
- La strategia dichiarata da Kering di puntare su creatività e qualità indica una scommessa sulla capacità delle maison di mantenere margini attraverso la desiderabilità del prodotto più che con sconti o espansione indiscriminata dei volumi.
- Per gli investitori italiani, la possibile vendita di quote di Giorgio Armani rappresenta un evento da monitorare: cambi di controllo o nuovi soci possono alterare relazioni con fornitori, licenze e canali distributivi, con impatti sui ricavi e sui multipli di valutazione.
- L’aumento atteso della popolazione benestante globale sostiene un outlook positivo per il lusso, ma mette sotto esame la capacità delle aziende di rinnovare il prodotto e di intercettare nuovi segmenti geografici senza diluire il posizionamento dei brand.