Caro carburanti, dopo Eni anche IP frena i prezzi. Diesel vicino a 2,50 euro in autostrada

Dopo Eni, anche IP interviene contro il caro carburanti. Socar, gruppo energetico statale dell’Azerbaigian che controlla Italiana Petroli, ha annunciato l’introduzione da lunedì 28 settembre di un limite ai prezzi di benzina e gasolio sulla rete IP, rispondendo all’appello del governo a contenere i rincari alla pompa. A differenza di Eni, tuttavia, non è stato fissato un price cap nazionale con valori predeterminati.

Il meccanismo sarà introdotto progressivamente, partendo dalla rete a marchio IP. Socar valuterà successivamente le modalità per estenderlo alle stazioni Esso e agli altri operatori che acquistano carburanti da Italiana Petroli e li distribuiscono con marchi propri.

Il gruppo ha precisato che il livello dei prezzi sarà determinato tenendo conto delle diverse condizioni della rete e della necessità di garantire la sostenibilità economica della filiera, composta da migliaia di gestori. In Italia IP conta circa 4.575 stazioni di servizio, di cui all’incirca 2 mila direttamente riconducibili alla società.

Meloni: «Segnale importante per le famiglie»

La decisione è stata accolta positivamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

«Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti», ha dichiarato Meloni. La premier ha inoltre ringraziato il presidente azero Ilham Aliyev e il presidente di Socar Rovshan Najaf, sostenendo che l’iniziativa rafforza la cooperazione tra Italia e Azerbaigian.

Il governo, ha aggiunto, continuerà a lavorare «per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa».

Eni fissa benzina a 1,99 euro e diesel a 2,19

La prima mossa era arrivata venerdì da Eni, che ha invece introdotto un vero e proprio prezzo massimo sulla rete Enilive.

A partire dal 28 settembre il prezzo non potrà superare 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi rilevati al momento dell’annuncio.

Il price cap avrà una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di proroga fino alla fine del 2026 in funzione dell’andamento dei mercati e delle condizioni degli approvvigionamenti. La misura è collegata all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore.

Eni ha spiegato che la decisione arriva in una fase di forte tensione sui prodotti raffinati, legata alle crisi geopolitiche e alla riduzione della capacità di raffinazione europea: secondo il gruppo, in Europa sono state chiuse quasi 30 raffinerie negli ultimi 15 anni.

Diesel a 2,377 euro, in autostrada sfiora 2,50

L’intervento delle compagnie arriva mentre i prezzi alla pompa continuano a salire.

Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit relativi a domenica 27 settembre, sulla rete stradale nazionale il prezzo medio self service della benzina è salito a 2,159 euro al litro, mentre quello del gasolio ha raggiunto 2,377 euro.

Ancora più elevati i valori sulla rete autostradale: 2,254 euro per la benzina e 2,459 euro per il diesel, ormai vicino alla soglia dei 2,50 euro al litro.

La corsa dei carburanti riflette soprattutto la tensione internazionale sui prodotti raffinati e sulle catene di approvvigionamento. In questo quadro, le iniziative di Eni e IP segnano un primo tentativo degli operatori di attenuare l’impatto dei rincari sui consumatori, anche se con modalità differenti: tetto massimo esplicito per Enilive, calmierazione progressiva e senza un valore unico annunciato per IP.