Librino come Versailles: l’ultimo progetto del mecenate Antonio Presti

Antonio Presti ha dichiarato:

“Librino è come Versailles… Dove c’è immondizia pianteremo rose.”

Antonio Presti, fondatore della Fondazione Fiumara d’Arte, pronuncia queste parole davanti alla Porta della Bellezza, nel cuore del quartiere considerato da molti il simbolo del degrado alla periferia di Catania. Il progetto nasce da un’esigenza concreta: riqualificare le aiuole, piantare fiori e organizzare una gestione duratura degli spazi verdi, coinvolgendo chi vive quotidianamente il territorio.

La città giardino rimasta sulla carta

La storia urbanistica di Librino racconta promesse e gap realizzativi. Nel 1970 il progetto affidato all’architetto Kenzo Tange immaginava una nuova città di 60.000 abitanti su 420 ettari, con servizi diffusi, percorsi pedonali e un parco di 31 ettari per integrare l’ambiente costruito con quello naturale. Gran parte dell’idea originaria, però, non è mai stata completata: alle cooperative abitative si sono aggiunti grandi complessi di edilizia popolare, mentre molte infrastrutture e servizi sono rimasti incompiuti.

Due episodi emblematici rendono l’idea delle difficoltà: il Teatro Moncada, affidato a costruzione negli anni Ottanta e più volte inaugurato, non ha mai aperto stabilmente al pubblico; l’ex “Palazzo di cemento”, recuperato come Torre Leone, è oggetto ricorrente di segnalazioni per problemi strutturali. I numeri del Sesto municipio, che comprende anche altri quartieri oltre a Librino, mostrano una popolazione di circa 54.000 abitanti, con il 29,1% sotto i 24 anni, un tasso di occupazione del 37,2% e il 42,9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studia né lavora: indicatori che fotografano fragilità sociali e occupazionali diffuse.

Le opere costruite con il quartiere

Negli ultimi vent’anni Antonio Presti ha portato l’arte nelle strade di Librino con iniziative strutturate: il progetto TerzOcchio – Meridiani di Luce ha coinvolto scuole, artisti e poeti; i bambini hanno creato le formelle in terracotta che compongono il muro attraversato dal quartiere, trasformato nel 2009 nella Porta della Bellezza. Altre installazioni — il Cantico di Librino, la Porta delle Farfalle, la Porta dei Sogni — rientrano nel percorso di MAGMA, un museo a cielo aperto pensato per radicare l’arte nella vita quotidiana.

Antonio Presti ha affermato che, nonostante la rotazione politica e amministrativa, “il presidio è sempre la bellezza”: l’arte come memoria collettiva e come strumento educativo. Tuttavia egli stesso riconosce la distanza tra gli interventi culturali e i bisogni primari del quartiere: secondo lui, percorsi come strade, fognature e servizi sociali rimangono priorità imprescindibili.

Dalle formelle alle rose

Nel 2025 Presti ha proposto di trasformare alcune aree attorno alle installazioni in giardini fioriti, concependo la piantumazione come opera partecipata. L’iniziativa “Tu sei bello come un fiore” ha coinvolto scuole e vivaisti, con l’idea di creare una via dei ciclamini e un viale delle rose sostenuti da donazioni e da una rete di cura locale.

La sfida maggiore è la manutenzione: una formella resta sul muro, una rosa richiede irrigazione, potature e cure stagionali. Presti punta a formare i residenti per affidare la gestione a una cooperativa, con ricadute occupazionali e di comunità. La prima realizzazione concreta è il Roseto di Sant’Agata, inaugurato il 30 gennaio, che ha visto per la prima volta il passaggio delle undici candelore di devozione attraverso Librino; evento che Presti ha definito:

“un atto politico”

Per garantire la qualità botanica e progettuale del roseto, è stato istituito un comitato tecnico-scientifico affidato alle architette Tindara Crisafulli e Alessandra Romeo, che dovranno tradurre l’intento simbolico in pratiche concrete di manutenzione e sostenibilità paesaggistica.

La prova della cura

Il Comune di Catania ha concesso gratuitamente le aree destinate al roseto e ha realizzato gli interventi per illuminazione e approvvigionamento idrico. Un accordo siglato in aprile ha ampliato la collaborazione tra l’amministrazione e la Fondazione Fiumara d’Arte, estendendo il perimetro delle attività di cura alle aiuole, alle rotatorie e ad altre aree verdi urbane.

Secondo il testo dell’intesa, la Fondazione si farà carico, attraverso reperimento di sponsor e organizzazione interna, della pulizia e delle attività di manutenzione; il Comune di Catania garantirà supporto tecnico e allacci alle reti. Antonio Presti ha riassunto il percorso con tre parole:

“cura, custodia, partecipazione”

Resta però aperta la partita della sostenibilità operativa: mancano dati pubblici su superfici complessive interessate, numero di piante previste e un piano temporale per l’estensione degli interventi. La cooperativa promessa è ancora in fase progettuale e la sua efficacia dipenderà da formazione, risorse finanziarie e capacità di instaurare relazioni stabili con sponsor privati e con le istituzioni regionali. Sul piano amministrativo si profila la necessità di regolamentare responsabilità, assicurazioni e forme contrattuali chiare per evitare che le iniziative culturali restino episodiche.

Dal punto di vista sociale, l’adesione delle scuole e delle famiglie può favorire processi di coesione e creare competenze spendibili nel mercato del verde urbano: manutenzione, progettazione paesaggistica e educazione ambientale possono diventare ambiti di lavoro locale. Tuttavia, perché il progetto si traduca in sviluppo reale servono finanziamenti stabili — potenzialmente provenienti da fondi regionali, bandi europei o partnership pubblico‑private — e un sistema di monitoraggio che misuri risultati e impatti nel tempo.

In sintesi

  • Il progetto di riqualificazione verde può generare opportunità occupazionali locali se la cooperativa promessa si dota di formazione professionale e contratti stabili, ma richiede finanziamenti e governance chiari per essere sostenibile.
  • Per gli investitori immobiliari e le piccole imprese locali, una rigenerazione credibile può aumentare il valore dell’area e stimolare domanda commerciale, a condizione che gli interventi siano duraturi e accompagnati da servizi pubblici efficaci.
  • La replicabilità dell’approccio dipende dalla capacità di attrarre sponsor privati e fondi pubblici (comprese risorse europee) e di trasformare iniziative culturali in programmi integrati di sviluppo urbano.
  • I rischi principali per chi valuta un coinvolgimento economico sono l’incertezza temporale e la mancanza di un piano finanziario pluriennale: senza questi elementi, l’impatto positivo sul mercato e sull’occupazione potrebbe rimanere limitato.


Author: Tony
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