Truffe e privacy: con l’intelligenza artificiale cresce il rischio legato ai dipendenti per la sicurezza informatica

Le frodi ai danni di amministratori delegati, le intrusioni informatiche che prendono di mira manager e figure di rilievo, rappresentano solo la punta di un fenomeno molto più esteso. I casi recenti di clonazione della voce di dirigenti tramite AI hanno reso più evidente il contenuto del People risk report 2026 di Marsh, che identifica nella scarsa cultura della sicurezza informatica il rischio maggiore per le imprese italiane.

Marco Araldi, ceo di Marsh Italia, ha dichiarato:

«La fotografia che emerge dal report mostra come, anche in Italia, i rischi legati alle persone debbano diventare parte integrante dell’agenda strategica delle imprese».

L’introduzione su larga scala di intelligenza artificiale amplifica il perimetro dei rischi: oltre un terzo dei manager italiani (38%) individua la formazione del personale per riconoscere contenuti malevoli e la disinformazione generata dall’AI come priorità. Il 36% indica la prevenzione delle violazioni di privacy e riservatezza, la stessa percentuale segnala la necessità di gestire i rischi derivanti da implementazioni troppo rapide dei sistemi di AI, mentre il 33% richiama l’attenzione sulle vulnerabilità cyber connesse all’adozione dell’AI.

Marco Araldi ha spiegato:

«Non basta adottare nuove tecnologie: è indispensabile trasformarle in produttività, innovazione e decisioni migliori attraverso formazione, change management, governance e una riprogettazione dei processi di lavoro».

Una lettura più ampia e interconnessa del rischio

Secondo il report, fattori come tecnologia, competenze, salute, sicurezza finanziaria, welfare, cambiamenti demografici e nuove aspettative dei lavoratori sono profondamente interconnessi e influenzano la capacità delle organizzazioni di garantire produttività, fiducia e resilienza. Per questo motivo è necessaria una visione integrata del rischio che colleghi continuità operativa, sviluppo del capitale umano, benessere e trasformazione del lavoro.

Marco Araldi ha aggiunto:

«Per affrontare questa complessità, le aziende hanno bisogno di una lettura più ampia del rischio, capace di connettere continuità operativa, sviluppo del capitale umano, benessere e trasformazione del lavoro. In questo modo la gestione dei people risk può diventare una leva concreta per la crescita sostenibile e la competitività a lungo termine».

Dalla questione organizzativa e culturale

Il People risk report si basa sulle opinioni di oltre 4.500 professionisti HR e risk in 26 mercati e mette in evidenza i principali rischi legati alle persone e il loro potenziale impatto sulle organizzazioni nei prossimi due anni. Il messaggio è chiaro: il cyber risk non è più una questione esclusivamente tecnica, ma assume connotati organizzativi e culturali che coinvolgono comportamenti, competenze e la capacità dei dipendenti di riconoscere le minacce.

Marco Araldi ha commentato:

«Per questa ragione la formazione di tutta la popolazione aziendale diventa decisiva. Occorre mettere ogni livello dell’organizzazione nelle condizioni di comprendere i rischi, adottare comportamenti corretti e contribuire alla protezione dell’impresa».

… a quella economica e di carriera

In Italia il primo rischio legato alle persone è la scarsa alfabetizzazione rispetto alle minacce cyber: la poca conoscenza dei pericoli informatici e dei comportamenti necessari per prevenirli. Al secondo posto si colloca l’insicurezza finanziaria dei dipendenti, acuita dall’aumento del costo della vita, seguita da criticità nelle strategie di attraction, retention ed engagement, carenze di competenze tecnologiche specialistiche e shortage di personale.

Il report stabilisce anche un nesso tra sicurezza finanziaria, trasparenza e qualità dell’offerta aziendale: il 33% dei manager giudica i programmi di wellbeing e i benefit obsoleti o non in linea con le esigenze della forza lavoro moderna; il 32% segnala processi opachi di progressione di carriera e promozione; il 30% rileva difficoltà dei manager nel dialogare apertamente con i dipendenti su carriera, retribuzione e benefit.

Di conseguenza, la capacità di attrarre e trattenere talenti risulta il terzo rischio per le imprese italiane, mentre la carenza di personale è classificata come quinto. Tra le preoccupazioni ricorrenti emergono la mancanza di opportunità di crescita e sviluppo (35%), la difficoltà ad attrarre profili con competenze altamente specialistiche (34%) e quella a reclutare lavoratori essenziali a bassa retribuzione (31%).

Queste dinamiche hanno impatti concreti: dalla pressione sui costi del lavoro e sulla produttività, fino alla necessità per le imprese di investire in percorsi di riqualificazione, in strumenti di retention più innovativi e in sistemi di governance del rischio che integrino aspetti tecnologici, HR e finanziari. Anche investitori e assicuratori dovranno ridefinire metriche e premi per tener conto di questi rischi integrati.

Sul piano istituzionale, la sfida apre la strada a interventi di policy volti a favorire formazione continua, incentivi per la digitalizzazione sicura e misure di tutela della sicurezza finanziaria dei lavoratori, elementi che possono influenzare la competitività del sistema-paese e la fiducia degli investitori esteri nel medio termine.

In sintesi

  • La debolezza nella cultura della sicurezza aumenta il rischio operativo e può tradursi in costi assicurativi più elevati; le aziende dovranno valutare investimenti specifici in formazione e controlli per contenere premi e esposizione.
  • L’adozione rapida di AI senza governance adeguata comporta rischi sistemici: gli investimenti in soluzioni di compliance, strumenti di monitoraggio e competenze specialistiche diventeranno prioritari per preservare valore.
  • La crescente insicurezza finanziaria dei lavoratori può ridurre produttività e incrementare il turnover, spingendo le imprese italiane a rivedere politiche retributive e piani di welfare per mantenere attrattività sul mercato del lavoro.
  • La carenza di competenze specialistiche induce una maggiore automazione e spinge gli investimenti in formazione continua; questo trend offrirà opportunità per fondi e operatori che finanziano programmi di upskilling e tecnologie abilitanti.


Author: Tony
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