L’economia sommersa vola a 197,6 miliardi, +12,6% rispetto al 2021

Nel 2023 la retribuzione lorda oraria media dei lavoratori in regolarità è risultata pari a 17,8 euro, mentre per chi opera nell’area dell’irregolarità la media si è attestata a 9,2 euro. La differenza di 8,6 euro all’ora corrisponde a un gap del 48,3%, ossia chi lavora in nero percepisce poco più della metà per ogni ora prestata rispetto a un lavoratore regolare, oltre a godere di minori tutele contrattuali, previdenziali e assicurative.

Distribuzione settoriale del divario

Il divario salariale interessa tutti i principali settori economici, con intensità variabile. In agricoltura la retribuzione lorda oraria passa da 11,3 euro per i regolari a 8,1 euro per gli irregolari, una perdita percentuale del 28,3%. Questo settore mostra il differenziale relativamente più contenuto in valore assoluto.

Nel comparto delle costruzioni la distanza aumenta: la paga oraria scende da 16,2 euro per il lavoro regolare a 9,9 euro per quello irregolare, con una penalizzazione del 38,9%. Qui la combinazione tra lavoro a progetto, somministrazione irregolare e subappalti accentua la precarietà.

È nell’industria in senso stretto che si registra il divario più ampio in termini assoluti: la retribuzione regolare mediamente è di 20,2 euro l’ora, mentre il lavoro irregolare viene pagato 9,4 euro, con una differenza di 10,8 euro e una perdita del 53,5%.

Nel complesso dei servizi la retribuzione scende da 17,6 euro a 9,3 euro all’ora, una riduzione del 47,2%. All’interno di questo macro-comparto emergono ulteriori disomogeneità: nel commercio, nei trasporti, negli alberghi e nei pubblici esercizi la paga oraria passa da 17 euro a 10,8 euro (-36,5%), mentre nei servizi alle imprese il divario raggiunge i 10 euro l’ora (da 20,7 a 10,7 euro, –48,3%). Negli altri servizi la forbice è più ridotta in valore assoluto ma resta significativa: 12,9 contro 8 euro l’ora (-38%).

Effetti sui lavoratori e sulle tutele

La riduzione salariale si somma a una più limitata copertura previdenziale e assicurativa: i lavoratori irregolari hanno spesso contributi non versati, assenza di ferie retribuite, difficoltà nell’accesso a indennità e maggiori rischi sul piano della sicurezza sul lavoro. Nel medio-lungo periodo questo si traduce in pensioni più basse e in una minore capacità di accumulare protezioni contro eventi imprevisti.

La condizione di invisibilità del rapporto di lavoro incide anche sulla capacità di spesa delle famiglie e sulla loro stabilità economica, contribuendo ad ampliare le disuguaglianze e a creare fasce vulnerabili di lavoratori che faticano ad emergere dallo stato di informalità.

Impatto fiscale ed effetti macroeconomici

Le stime segnalano un problema fiscale rilevante: l’evasione supera la soglia dei 100 miliardi annui, con la conseguenza che circa un euro su sei destinato all’economia formale non viene contabilizzato. Questo deficit di gettito riduce la capacità dello Stato di finanziare servizi pubblici e investimenti, esercita pressione sulla composizione della spesa e può determinare ripercussioni sul debito pubblico.

L’economia sommersa distorce inoltre la concorrenza tra imprese, privilegiando chi riduce i costi attraverso pratiche irregolari e comprimendo i margini di chi rispetta le norme. Per gli investitori ciò comporta un aumento del rischio operativo e regolatorio: misure di contrasto all’evasione o politiche di formalizzazione possono tradursi in un incremento dei costi del lavoro per alcuni settori.

Strumenti di politica economica e prospettive

Per ridurre il fenomeno servono interventi combinati: rafforzamento dei controlli e dell’azione ispettiva, incentivi alla regolarizzazione, semplificazione fiscale per le microimprese e misure di contrasto alle forme di subappalto irregolare. Un approccio efficace richiede coordinamento tra amministrazioni fiscali, istituzioni previdenziali e autorità di lavoro, oltre a politiche mirate per i settori più esposti.

La formalizzazione del lavoro non è soltanto una questione di gettito: aumenta la produttività complessiva, migliora la qualità dell’occupazione e favorisce un ambiente economico più stabile e attraente per investimenti sostenibili.

In sintesi

  • Il forte divario salariale tra lavoro regolare e irregolare riduce la propensione al consumo delle famiglie coinvolte, deprimendo la domanda interna in alcuni settori chiave.
  • Per gli investitori il fenomeno dell’informalità rappresenta un rischio: possibili interventi di regolarizzazione e controlli più stringenti potrebbero aumentare i costi del lavoro e modificare i margini operativi nei settori più esposti.
  • La perdita di oltre 100 miliardi di gettito limita la capacità dello Stato di finanziare infrastrutture e servizi, con effetti indiretti su crescita e competitività del paese.
  • Politiche mirate di formalizzazione e semplificazione fiscale possono, nel medio termine, migliorare produttività e stabilità del mercato del lavoro, creando condizioni più favorevoli per investimenti sostenibili.


Author: Tony
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