Mini pacchi extra Ue: nuova tassa di gestione da 2 euro si aggiunge al dazio di 3 euro

Il sistema introdotto distingue due prelievi separati con scopi diversi: il dazio, che rimane un’imposta sulle merci importate, e la handling fee, concepita per coprire i costi operativi delle amministrazioni doganali nel trattamento delle spedizioni connesse all’e‑commerce.

Finalità della handling fee

La handling fee è pensata per remunerare attività quali la raccolta e la verifica dei dati delle spedizioni, l’analisi dei rischi, i controlli fisici sui colli e il mantenimento delle infrastrutture logistiche e informatiche necessarie per l’immissione in libera pratica dei beni.

Secondo la Commissione, l’importo di due euro per spedizione rappresenta una stima dei costi medi sostenuti per la vigilanza doganale su ciascuna unità di invio. Nel 2025 sono stati processati nell’UE circa 6 miliardi di articoli contenuti in piccoli invii legati all’e‑commerce, con una quota significativa — circa il 90% — proveniente dalla Cina. Le ispezioni condotte nei 27 Stati membri nello stesso anno hanno rilevato che oltre il 60% dei prodotti controllati non rispettava gli standard comunitari.

Chi sostiene il costo

La tassa non sarà riscossa direttamente al momento della consegna dal consumatore finale. Con il nuovo Codice doganale, la responsabilità doganale per le vendite a distanza viene attribuita all’operatore che effettua la vendita o facilita la transazione a distanza.

Nel perimetro ricadono grandi piattaforme di vendita e intermediazione come Shein, Temu e AliExpress, oltre ai venditori extra‑UE presenti su altri marketplace, compreso Amazon. Pur essendo a carico formale dell’operatore, il costo potrà comunque essere traslato sui prezzi finali praticati agli acquirenti.

Revisione e misure aggiuntive

L’importo previsto non è definitivo: il Codice doganale prevede che la Commissione rediga ogni due anni un rapporto sui costi effettivamente sostenuti dalle amministrazioni doganali, e sulla base di tale esercizio la cifra di due euro potrà essere adeguata.

Dal 1 luglio 2028 entrerà inoltre in vigore una seconda handling fee per le merci che transitano attraverso depositi doganali prima della vendita; l’atto delegato non ha ancora definito l’importo di questa seconda commissione. La stessa data coincide con la scadenza del dazio forfettario di tre euro introdotto a titolo temporaneo dal regolamento 2026/382.

Implicazioni pratiche e contesto

Dal punto di vista operativo, la nuova disciplina impone alle piattaforme e agli operatori logistici di adeguare processi e sistemi informativi per attribuire la responsabilità doganale e tracciare i flussi di merce a distanza. Ciò comporterà costi di implementazione e maggiori oneri amministrativi, in particolare per i venditori extra‑UE che utilizzano marketplace europei.

Per i consumatori europei, l’effetto più immediato potrebbe essere un aumento dei prezzi dei prodotti a basso costo importati in piccoli invii, laddove gli operatori decidano di trasferire integralmente la fee sul prezzo finale. Sul fronte della tutela, invece, il rafforzamento dei controlli e il finanziamento delle attività doganali mirano a ridurre la commercializzazione di prodotti non conformi alle norme comunitarie, con benefici in termini di sicurezza e qualità.

Per le imprese italiane interessate all’importazione o alla vendita transfrontaliera, la novità accentua l’importanza di strategie di compliance e di integrazione verticale nelle catene logistiche, oltre a rappresentare un possibile incentivo a esercitare maggiore valore aggiunto all’interno dell’Unione per contenere i costi di intermediazione.

In sintesi

  • L’introduzione della handling fee mira a rendere sostenibili i costi delle dogane, ma può tradursi in aumenti di prezzo sui prodotti a basso costo, impattando il potere d’acquisto dei consumatori italiani.
  • Le piattaforme e i venditori dovranno investire in adeguamenti tecnologici e procedurali; questo può favorire operatori con maggiori risorse e complicare l’accesso al mercato per piccoli venditori extra‑UE e italiani.
  • Un rafforzamento dei controlli doganali può migliorare la qualità complessiva delle importazioni e ridurre i rischi per i consumatori, con potenziali benefici indiretti per i produttori locali che rispettano gli standard europei.
  • Dal punto di vista degli investimenti, i settori logistico e tecnologico legati alla compliance doganale potrebbero vedere opportunità di crescita, mentre i segmenti delle merci low‑cost potrebbero soffrire margini più ristretti a causa dei maggiori oneri.


Author: Tony
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