Eur Spa rinvia il futuro dell’Acquario di Roma: cantiere bloccato al 30% e dubbi sulla sostenibilità economica
- 23 Giugno 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia
Dopo quasi venti anni fatti di rinvii, controversie giudiziarie e problemi finanziari, il progetto dell’Acquario di Roma vive la sua fase più critica. Claudio Carserà, Amministratore Delegato di Eur Spa, ha dichiarato che un’apertura a breve termine appare sempre meno probabile e che l’azienda è ora concentrata sulla verifica della sostenibilità tecnica ed economica dell’intervento.
L’opera, pensata per diventare un importante polo culturale e turistico della Capitale, è attualmente incompleta con un avanzamento stimato tra il 25% e il 30% dei lavori.
La fine della concessione e il fallimento del concessionario
Nel corso di una seduta della Commissione Cultura del Campidoglio, è stato ricostruito l’iter che ha portato alla situazione odierna, a partire dall’accordo iniziale di concessione tra Eur Spa e Mare Nostrum Romae Srl, la società incaricata di realizzare e gestire l’impianto.
Il progetto prevedeva il completamento dell’opera e l’apertura al pubblico già intorno al periodo 2010-2011, ma nel tempo sono emerse criticità sia di natura immobiliare sia finanziaria che hanno ostacolato il percorso di realizzazione.
Nonostante tentativi di rilancio attraverso l’ingresso di nuovi partner e investitori, l’iniziativa non è mai riuscita a trovare un equilibrio economico sostenibile. Successivamente a una sentenza che ha accertato l’inadempimento contrattuale del concessionario, la concessione è stata revocata e Mare Nostrum Romae Srl è stata posta in liquidazione giudiziaria, bloccando di fatto ogni prospettiva immediata di completamento.
Eur Spa avvia la due diligence sull’immobile
Attualmente Eur Spa sta trattando con la procedura concorsuale per rientrare in possesso dell’immobile e ha avviato una due diligence tecnica e finanziaria di ampio respiro.
Le verifiche sono finalizzate a ricostruire lo stato reale del cantiere e a quantificare gli interventi necessari prima di valutare qualsiasi opzione progettuale o commerciale.
- lo stato strutturale e impiantistico dell’edificio;
- il livello effettivo di avanzamento delle opere;
- la stima dei costi per il completamento e per eventuali adeguamenti normativi;
- la fattibilità economica di una riqualificazione o di una diversa destinazione d’uso.
L’Amministratore Delegato ha spiegato che questa fase richiederà diversi mesi e potrebbe protrarsi fino ai primi mesi del 2027, considerando anche la necessità di interloquire con curatori, creditori e potenziali partner industriali.
Gran parte delle proiezioni economiche predisposte in passato su flussi di visitatori e ricavi non risultano più compatibili con il contesto attuale, rendendo indispensabile una revisione completa del business plan prima di ipotizzare nuove forme di investimento.
Un cantiere ancora lontano dal completamento
Dalle ispezioni emerge che le vasche e gli elementi espositivi immaginati costituiscono solo una parte di un progetto molto più articolato, molti dei cui spazi non sono mai stati realizzati.
- un’area acquariologica tradizionale;
- spazi multimediali e interattivi;
- un auditorium;
- aree commerciali e servizi;
- strutture dedicate alla divulgazione scientifica e all’intrattenimento.
Molti di questi elementi risultano ancora solo su carta, con impatti diretti sui tempi e sui costi di completamento.
Ulteriori criticità derivano dal fatto che l’edificio è stato realizzato all’interno dello specchio d’acqua artificiale dell’Eur, circostanza che ha generato problemi idraulici e ambientali e che richiederebbe interventi di ripristino e bonifica per un importo valutato in diversi milioni di euro.
Le reazioni della politica capitolina
Erica Battaglia, Presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, ha sottolineato come la vicenda rappresenti la conclusione di una lunga fase di incertezza e la necessità di chiarire al più presto il destino dell’immobile attraverso verifiche trasparenti e approfondite.
Secondo la Presidente, il tempo trascorso ha reso evidente che il progetto originario non si è concretizzato e che le decisioni che verranno prese dopo la due diligence saranno decisive per il futuro dell’area.
Il rammarico di Italia Viva
I consiglieri capitolini di Italia Viva, Valerio Casini e Francesca Leoncini, hanno espresso dispiacere per il mancato completamento di un’opera che avrebbe potuto generare benefici economici, occupazionali e culturali significativi per l’area dell’Eur.
Hanno inoltre richiamato l’attenzione sulle risorse che nel tempo sono state impiegate dagli investitori e auspicano che la procedura in corso consenta almeno un recupero parziale dei capitali impegnati, suggerendo l’opportunità di valutare soluzioni di partnership pubblico-private come alternativa percorribile.
Un futuro ancora da scrivere
Al momento non esiste una decisione definitiva sulla destinazione dell’immobile: le opzioni vanno dal completamento del progetto originale attraverso nuovi investimenti, alla ricerca di una diversa destinazione d’uso o, in alternativa, alla vendita dell’asset a operatori in grado di sostenere i costi di riqualificazione.
Dal punto di vista amministrativo, la strada prevedibile comprende la conclusione della due diligence, la definizione del valore residuo dell’opera e la valorizzazione dell’asset in sede concorsuale o tramite procedure ad hoc che possano attrarre capitali privati senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici.
Sul piano economico il dossier presenta rischi e opportunità: da un lato vi sono oneri di completamento e adeguamento significativi; dall’altro, se ripensata con criteri di sostenibilità e con un modello gestionale credibile, l’area potrebbe ritrovare ruolo e utilità per il tessuto urbano e per il turismo della città.
Tra gli scenari praticabili figurano la trasformazione in hub scientifico e didattico, l’integrazione con offerte culturali esistenti nell’Eur o la conversione parziale in spazi commerciali e congressuali, soluzioni che richiederanno studi di fattibilità economica e valutazioni sul ritorno sociale dell’investimento.
In sintesi
- Il progetto incompiuto rappresenta un patrimonio immobiliare con costi di completamento e di bonifica significativi; la loro quantificazione influenzerà la decisione di mercato su eventuali acquisizioni o partenariati.
- Per gli investitori istituzionali e privati serviranno proiezioni di flusso aggiornate che considerino i cambiamenti nei comportamenti turistici e nei modelli di fruizione culturale post-pandemia.
- Una soluzione di riutilizzo flessibile, che combini funzioni culturali, scientifiche e commerciali, potrebbe migliorare la fattibilità economica e ridurre il rischio pubblico, attirando capitali orientati a investimenti di impatto.