L’ex segretario al Tesoro Henry Paulson avverte che gli Stati Uniti hanno bisogno di un piano d’emergenza di ultima istanza se la domanda del Tesoro crolla

Henry Paulson, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha invitato i responsabili della politica economica a predisporre un piano di emergenza nel caso in cui la domanda per i Treasurys dovesse indebolirsi sensibilmente, avvertendo che una crisi nel mercato dei titoli di Stato americano potrebbe generare ricadute gravi sull’intera economia.

La preoccupazione sottolineata riguarda la possibilità che, se gli acquirenti principali dei titoli di Stato riducessero la loro domanda, i rendimenti salgano rapidamente e la liquidità si riduca: uno scenario che complicherebbe il finanziamento del debito pubblico e potrebbe costringere il Treasury Department a offrire rendimenti più elevati per piazzare nuova offerta.

Dal punto di vista tecnico, una discesa della domanda per i Treasurys può innescare vendite diffuse sul secondario, mettere sotto pressione i bilanci dei primary dealers e ridurre la funzionalità delle aste. In assenza di interventi, la volatilità sui tassi potrebbe estendersi ai mercati del credito e della liquidità, con effetti a catena su istituzioni finanziarie e mercati internazionali.

Un piano di emergenza, secondo gli osservatori, potrebbe prevedere misure coordinate tra la Federal Reserve e il Treasury Department, come linee di liquidità temporanee, ampliamento degli strumenti di mercato monetario e interventi mirati per stabilizzare le aste. La memoria delle azioni straordinarie messe in campo durante la crisi del 2008 e nelle fasi più acute della pandemia indica che è possibile costruire meccanismi di supporto, ma con costi e scelte politiche complesse.

Per il contesto europeo e per l’Italia, uno shock sui titoli di Stato statunitensi tende a propagarsi attraverso i canali dei tassi globali e dei flussi di portafoglio: un aumento dei rendimenti Usa può spingere verso rialzi dei tassi a livello internazionale, comprimendo i prezzi delle attività rischiose e aumentando i premi per il rischio sui debiti sovrani periferici.

Gli operatori finanziari dovranno valutare trade-off tra stabilità finanziaria e responsabilità fiscale: interventi della banca centrale possono stabilizzare i mercati ma sollevano dibattiti su responsabilità del bilancio pubblico e possibili effetti inflazionistici. Allo stesso tempo, la politica fiscale e la governance del debito rimangono elementi centrali per la fiducia degli investitori.

In assenza di dettagli concreti sulle misure proposte, i mercati probabilmente seguiranno con attenzione le aste dei Treasurys, le dichiarazioni della Federal Reserve e le decisioni del Treasury Department, poiché qualsiasi indicazione su un possibile sostegno o su una sua assenza influenzerà la valutazione del rischio a livello globale.

In sintesi

  • Un calo della domanda per i Treasurys potrebbe aumentare la volatilità globale dei tassi, con potenziali effetti sui costi di finanziamento per l’Italia e altri paesi europei.
  • Gli investitori italiani dovrebbero riconsiderare l’esposizione alla duration e valutare strumenti di copertura o allocazioni a breve termine per ridurre il rischio di perdite in caso di rapidi rialzi dei rendimenti.
  • Le possibili misure di backstop da parte della Federal Reserve o del Treasury Department potrebbero stabilizzare i mercati ma implicano scelte di politica pubblica con riflessi sui conti pubblici e sulla percezione del rischio sovrano.